Lunedì a Parigi, su iniziativa di Emmanuel Macron, l’Europa tenta di riaffermare il proprio ruolo strategico nella crisi ucraina. Mentre a Riyadh Stati Uniti e Russia avviano colloqui diretti, escludendo Kiev e i partner europei, il summit parigino si pone un obiettivo chiaro: il futuro dell’Ucraina deve essere deciso con l’Europa, non sopra la sua testa.
PARIGI. L’iniziativa di Macron arriva dopo giorni di turbolenza diplomatica, scatenata dalla strategia solitaria dell’amministrazione Trump. I colloqui separati tra Washington e Mosca e la recente telefonata tra Trump e Putin hanno allarmato l’Europa, temendo un accordo bilaterale che sancisca la neutralità dell’Ucraina e ristabilisca sfere d’influenza sul modello della Guerra Fredda.
Al vertice partecipano leader fondamentali: Keir Starmer (Regno Unito), Olaf Scholz (Germania), Donald Tusk (Polonia), oltre a rappresentanti di Italia, Danimarca, Nato e Commissione Europea. Il nodo centrale è una proposta di garanzie per Kyiv: l’ingresso automatico nella Nato in caso di nuove aggressioni russe, una misura che segnerebbe un impegno europeo senza precedenti.
Il premier britannico Keir Starmer emerge come figura chiave: la sua prossima visita a Trump sarà l’occasione per trasmettere l’avvertimento europeo contro patti esclusivi con Mosca. La disponibilità dichiarata da Starmer a inviare truppe britanniche per una forza di stabilizzazione segnala la gravità della posta in gioco.
Dalla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il presidente ucraino Zelenskyy mette in guardia: Vladimir Putin non vuole solo l’Ucraina, ma il ridisegno dell’ordine di sicurezza europeo. L’idea europea di condizionare la promessa di adesione alla Nato al rispetto del cessate il fuoco intende rispondere con fermezza a queste ambizioni.
Nonostante le dichiarazioni di unità, restano fratture tra i leader: alcuni vedono nel summit l’occasione per rilanciare l’autonomia strategica europea, altri temono un’ulteriore rottura con Washington. Il ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock annuncia un piano storico di investimenti per la difesa europea, ma resta da superare la resistenza di chi teme una militarizzazione dell’Unione.
Il summit di Parigi non è solo un incontro, è un banco di prova per il futuro dell’Europa. In un mondo scosso dall’imprevedibilità americana e dall’aggressività russa, l’Europa deve decidere: restare spettatrice o diventare protagonista. Non solo per l’Ucraina, ma per il proprio destino.
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