L’età fragile non è un’età della vita, è la vita stessa. Donatella di Pierantonio vince la 78esima edizione del Premio che celebra autori e case editrici che contribuiscono alla ricchezza culturale del nostro Paese
ROMA – Alla serata finale, ospitata al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, sono arrivati “Autobiogrammatica” di Tommaso Giartosio, “Aggiustare l’universo” di Raffaella Romagnola, “Romanzo senza umani” di Paolo di Paolo, “Chi dice e chi tace” di Chiara Valerio, “Invernale” di Dario Voltolini e “L’età fragile” di Donatella di Pietrantonio.
A vincere, con ben 189 voti su 644 votanti, l’edizione 2024 del Premio italiano più ambito è stato proprio quest’ultimo romanzo, edito da Einaudi, che porta a quota sedici le vittorie della casa editrice torinese.
La Di Pietrantonio, già vincitrice dell’undicesima edizione del Premio Strega Giovani, con il longseller “L’Arminuta” vinse la 55esima edizione del Campiello e, sempre con L’Arminuta, nel 2021 arrivò seconda proprio allo Strega.
Ma torniamo all’edizione 2024 dello Strega che si è appena chiusa: segue, alla vittoria dell’abruzzese Di Pietrantonio, il romanzo di Dario Voltolini, “Invernale” (La nave di Teseo) con 143 preferenze.
Sul terzo gradino del podio del Premio Strega 2024 troviamo Chiara Valerio, autrice di “Chi dice e chi tace” (Sellerio), con 138 voti.
Quarto posto per Raffaella Romagnolo, autrice di “Aggiustare l’universo” (Mondadori), con 83 voti.
Si colloca al quinto posto Paolo Di Paolo, autore di “Romanzo senza umani” (Feltrinelli) con 66 voti. Al sesto posto Tommaso Giartosio, con la sua “Autobiogrammatica” (minimum fax) 25 voti.
Di cosa parla “L’età fragile”
Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent’anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c’erano tutti. I pastori dell’Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c’erano più.
Come scrive Vittorio Lingiardi, proponente del romanzo al concorso, «L’età fragile non è un’età della vita, è la vita stessa. La memoria che non può nascondere il dolore, la solitudine dopo la separazione, la colpa per la sopravvivenza. La vita dura come un sasso che Donatella Di Pietrantonio riesce a levigare con le mani sicure della sua scrittura. L’età fragile è la storia di una famiglia sospesa nel segreto del trauma, parole mai dette rinchiuse nel cuore di una montagna d’Abruzzo che è insieme psiche e paesaggio. L’età fragile è il romanzo di una madre che non trova respiro, stretta tra la severità del padre e il silenzio della figlia. Un libro che raccontando il dolore lo cura, perché a scriverlo è una donna che conosce il miracolo delle parole e il sangue delle ferite».
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