Eravamo soliti addentrarci in spiaggia dai “Bagni del leone“, grosso modo dove finivano gli scogli che i pescatori amavano frequentare, in cerca di piccoli branzini da esibire sulla griglia di sera con gli amici.
In dieci o poco più amavamo questa “vetrina di sabbia“, che da adoni di provincia calpestavamo con le nostre espadrillas bianche, mostrando costumi e sorrisi, quasi a volerci imbucare in ognuno degli ombrelloni colorati del lido, allineati perfettamente, debordanti di vita, bambini, genitori, nonni e cibo, tantissimo cibo.
Con in testa ancora la disco music assorbita di sera allo “Studio Marina 80” e il bagnasciuga come dimora, amavamo fare un gioco, correre a perdifiato verso la prima onda con gli ultimi tre che arrivavano pronti a pagare pegno, penitenza.
Che altro non era la piccola, grande condanna di passare tutto il giorno in spiaggia senza un filo di crema protettiva, ma tant’è. Maschi e femmine alla rinfusa per distinguerne alla sera tre, rossi, rossi e ancor più rossi.
A mezzodì l’appuntamento era di quelli da rinvigorire la vista, immancabile una ragazza bionda ci salutava deliziandoci con le sue evoluzioni da sci nautico. Senza paura e senza fronzoli trainata da un motoscafo azzurro scivolava sopra l’acqua senza vento e paura.
E a noi sembrava di sognare
L’ora di pranzo arrivava sul tardi, quando le tredici erano passate da una cinquantina di minuti ed eravamo soliti farci coccolare al “Tucano”, un chiosco sulla spiaggia dove, narra la leggenda, negli anni 50 erano di casa personaggi e starlette dell’epoca che avevano trasformato il luogo in alcova.
Ora era tutto nostro e le linguine al calamaro che la signora Matilda cucinava puntualmente per noi, colorandole con il prezzemolo del suo orto, ci sfamavano, adornate dal chinotto che faceva da contrappunto.
Nel pomeriggio adoravamo fare capolino alla “Bocciofila Boccino” dove la prima cosa da fare era mettersi seduti, zitti e buoni per ammirare i colpi di Alcide, uomo sulla settantina dai capelli eternamente corvini che si vantava di aver vinto i campionati provinciali negli anni 60, infrangendo bocce e cuori.
La doccia ai bagni “International“ era il giusto viatico per arrivare freschi al calar del sole e tra un piccolo shampoo clandestino alla mela verde e acqua fredda, tanto fredda, ci si sentiva nuovi, con la t-shirt bianca che ci attendeva e la grafica ben in vista che recitava Fruit of the loom.
La grigliata serale che spiccava nel giardino dei Les Twins, i gemelli nostri amici da sempre, ci avrebbe poi atteso per scalare l’ennesima emozione estiva d’agosto, circondati dai nostri diciotto anni.
Senza avere presunzioni, con tutti i giorni davanti spensieratamente inconsapevoli di tutto quello che verrà, anche del prossimo agosto.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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