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Legge sul Fine Vita: dialogo con l’Avv. Menorello di “Ditelo sui tetti” dopo il voto in Veneto

3 minuti di lettura

In seguito alla recente votazione in Veneto sulla legge sul suicidio assistito, l’avv. Domenico Menorello, coordinatore di ‘Ditelo sui tetti’, offre riflessioni approfondite sulle implicazioni etiche e sociali di tale proposta.

TREVISO. Intervista con l’avv. Domenico Menorello, coordinatore del movimento “Ditelo sui tetti” e componente del Comitato Nazionale di Bioetica. “Ditelo sui tetti” è un network di quasi un centinaio di associazioni cattoliche e altre organizzazioni del mondo cattolico.

È nato per collegare iniziative di tipo sociale, culturale, informativo, ma anche anche istituzionale, sui temi di attualità. L’intento è quello di coniugare temi etici e sociali, educativi ed economici.

Menorello, attivo nel contesto dell’associazionismo cattolico, si propone di promuovere uno sguardo umano sull’umano in un’epoca in cui la “cultura dello scarto” sembra prevalere.

Nel corso della conversazione, esploreremo le sue prospettive sulle cure palliative, la bioetica e la recente iniziativa “The Care Day”.

In Veneto, la legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, proposta dall’associazione ‘Coscioni’, non ha superato i primi due articoli in votazione. Cosa ne pensa al riguardo?

Questo è un fatto che ha ribaltato tutti i pronostici. La pressione mediatica, anche da parte di chi ha sponsorizzato questa legge, aveva esercitato una notevole influenza per farla approvare rapidamente. 

Tuttavia, le questioni di questo genere richiedono una ponderazione più ampia e una condivisione estesa.

Comunque i consiglieri regionali hanno studiato la legge e hanno compreso che si apriva una voragine per i più fragili. Credo quindi che abbia prevalso una linea di prudenza, che è sempre positiva in questi casi.

Con riferimento all’esempio dell’Olanda, dove sono stati riportati casi di suicidio assistito per giovani con autismo, e al Canada, dove si sostiene che richiedere il suicidio assistito sia diventato più semplice che chiedere una sedia a rotelle. C’è questo pericolo in Italia?

Esiste sempre questo rischio quando vengono introdotte leggi di questa natura, poiché spesso sottovalutiamo la potente capacità di una legge di condizionare la società.

Una legge indica sempre che qualcosa è ritenuto un bene. Così, se una legge stabilisce che il servizio sanitario ha l’obbligo di una prestazione di morte su richiesta di una persona malata, diventa chiaro che tale sistema trasmetterà un forte messaggio di disvalore nei confronti dei più fragili.

Di conseguenza, osserviamo che in tutti i paesi in cui è stata introdotta una legge sulla morte assistita, i casi sono cresciuti in modo esponenziale, come dimostrato da una recente e rigorosa ricerca condotta da due statistici delle Università di Padova e Bologna.

Qual è lo stato attuale delle cure palliative in Italia? C’è abbastanza informazione? Si sa che ci sono terapie del dolore come il Fentanyl, centinaia di volte più forti , che possono annullare il dolore?

La situazione attuale è estremamente deficitaria, con una copertura che appena raggiunge il 30% del fabbisogno, caratterizzata da notevoli diseguaglianze territoriali. Questo si traduce in centinaia di migliaia di persone che continuano a soffrire, nonostante la disponibilità di avanzate capacità mediche in campo palliativo, che sono di fondamentale importanza.

Un altro problema risiede nella mancanza di informazione e nella scarsa formazione dei medici su questo fronte. Pertanto, lo scopo dei nostri seminari rivolti ai consiglieri regionali è quello di promuovere una priorità assoluta: garantire a tutti la possibilità di non soffrire.

Oggi, si terrà  l’evento “The Care Day”, organizzato dal network “Ditelo sui tetti” in 9 regioni italiane: qual è l’obiettivo dell’evento?

L’obiettivo è di presentare ai decisori regionali, attraverso seminari in collaborazione con i Consigli Regionali, una nuova priorità incentrata sulle cure palliative e la terapia del dolore. 

È necessario compiere un significativo salto di qualità in tutte le regioni, considerando che attualmente nessuna di esse copre completamente il fabbisogno. Ad esempio, nel Veneto, solo il 12% delle ULSS offre assistenza palliativa h24, e solo il 26% delle ULSS dispone di un’equipe specialistica di palliativisti.

Ci troviamo a metà del fabbisogno in termini di Hospice, e solo il 30% delle persone affette da malattie oncologiche muore a casa con una terapia del dolore adeguata. La proposta è quella di non solo ribaltare la situazione, ma di istituire appuntamenti annuali per monitorare i progressi compiuti. È fondamentale assicurare questa possibilità a tutti, altrimenti si sta privando i malati della reale opportunità di fare scelte consapevoli.

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