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L’eccidio del Piave, un pezzo di storia poco conosciuto

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Negli anni della Seconda Guerra Mondiale, Oderzo e Ponte della Priula sono stati testimoni di una storia legata alla guerra partigiana che, per quanto brutale, vale la pena divulgare. Soprattutto perché sembrerebbe che siano in pochi a conoscerla.

 

Si tratta di un eccidio, una strage mossa da un atto di ribellione e vendetta, compiuta nel maggio del 1945, ricordata oggi dalla sola celebrazione annuale a cura delle sezioni di Treviso, Villorba e Quartier del Piave del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, e da un monumento commemorativo che si erge tra i vigneti priulensi, a pochi passi dai sassi del Piave che quei giorni si intrisero di sangue.

 

       

 

Cosa avvenne

Nella primavera del 1945, precisamente la mattina del 28 aprile, a Oderzo fu firmato un accordo di non-belligeranza allo scopo di porre fine alle ostilità belliche tra l’allora sindaco opitergino Plinio Fabrizio, il comitato CLN (rappresentato da Sergio Martin), e due rappresentanti della RSI: il colonnello Giovanni Baccarani (comandante della Scuola Allievi Ufficiali di Oderzo), e il maggiore Amerigo Ansaloni (comandante del Battaglione Romagna), cui fece da intermediario il parroco abate di Oderzo, monsignor Domenico Visentin.

La resa istituiva che i miliziani depositassero le loro armi, in cambio del salvacondotto per rientrare nelle rispettive località di residenza.

 

In quei giorni un battaglione della brigata “Cacciatori della pianura”, aggregato alla Divisione Garibaldina “Nino Nannetti”, giunse in Oderzo affermando di avere giurisdizione anche nella zona di pianura alla sinistra del Piave. Venuto infatti a sapere delle trattative prese con i fascisti, decise di considerare nullo l’accordo e di istituire un tribunale di guerra, che nel giro di due giorni emise un centinaio di sentenze per stabilire le pene da applicare.

 

Fu così che tra il 1° e il 15 maggio del 1945 oltre un centinaio di militanti disarmati trovò la morte in una serie di episodi guidati dall’odio e dallo spirito di vendetta dei partigiani: alcuni vennero trucidati nell’opitergino, lungo il fiume Monticano, altri a Ponte della Priula, sull’argine del fiume Piave. Il più giovane aveva solo 14 anni.

 

 

 

 

Le celebrazioni odierne

A ricordo della strage, nel 1965 venne realizzato e posizionato un cippo presso il luogo delle esecuzioni, in località Tron di Ponte della Priula. Lì oggi si celebra annualmente una commemorazione in ricordo di quei giovani ragazzi e padri di famiglia, vittime di una barbarie ancora poco conosciuta.

 

Grazie inoltre al Museo del Piave “Vincenzo Colognese” e al Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”, vicino al monumento commemorativo in via Ex Bombardieri (indicato da apposita segnaletica in prossimità del sottopasso ferroviario di Ponte della Priula) è stata collocata una targa che ricorda tutti i nomi delle vittime, comprese età e provenienza.

 

      

 

Una riflessione

Questo luogo martoriato, passato alla storia come l’eccidio del Piave, dovrebbe essere meta di scolaresche per far conoscere questo pezzo di storia avvenuto in passato a pochi chilometri dalle nostre abitazioni.

 

Nel 2015, l’artista locale Elio Poloni (classe 1933) dipinse un quadro che rappresenta ciò che lui stesso vide a 12 anni nella fossa del martirio. Un’immagine orribile che si porterà dentro finché vivrà.

 

 

Fonte: Museo del Piave “Vincenzo Colognese”

Photo & Video Credits: Andrea Peruzzetto

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