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Le regine di Casa Savoia e i loro gioielli

3 minuti di lettura

Alla Fondazione Ernesta Besso di Roma la giornalista Annalisa Mancini ha organizzato, insieme a Mariù Safier e Giuseppe Petochi, un incontro tra storia, arte e curiosità sulle tre regine d’Italia di casa Savoia, che regnarono dall’ultimo quarto dell’Ottocento alla prima metà del Novecento: Margherita, Elena, Maria Josè. L’occasione è stata offerta dal centenario che ricorre quest’anno della scomparsa della regina Margherita, morta nel 1926. Le tre regine di casa Savoia collezionarono preziosi gioielli con cui si adornarono nelle cerimonie ufficiali, facendo della loro immagine pubblica un “instrumentum regni” che, unito a una vasta ed articolata attività di opere di carità, di iniziative in favore della salute dei sudditi e di progetti per l’incremento dell’istruzione e della cultura, fiancheggiarono validamente l’operato dei loro augusti consorti.

La regina Margherita, andata sposa a soli 17 anni a Umberto I di Savoia, fu la prima first lady dell’Italia unita. Ella fu molto più di una sovrana, fu un vero punto di riferimento per la nazione. “Era una seria professionista del trono – ha scritto di lei Indro Montanelli – e gli italiani lo sentirono. Compresero che, anche se non avessero avuto un gran re, avrebbero avuto una grande regina.”

Colta, appassionata di arte, musica ed aperta all’ innovazione, l’affascinante regina usufruì anche della consacrazione che fece di lei Giosuè Carducci, che, nonostante fosse un acceso repubblicano, divenne suo ammiratore, tanto da dedicarle nel 1878 una delle sue “Odi Barbare” intitolata “Alla regina d’Italia”.

Margherita interpretò magnificamente il ruolo di Regina in una Nazione appena nata, della quale contribuì a creare l’identità. Ne sostenne le eccellenze come l’arte, la moda e l’artigianato, indossò solo capi di vestiario made in Italy.

Margherita fu il personaggio politico dell’Italia unita, che riuscì a suscitare i maggiori entusiasmi negli italiani, vera icona di gusto e di stile seppe gestire con abilità la propria immagine.
Promosse le arti e la cultura, con il suo salotto del giovedì al Quirinale. Sostenne l’industria automobilistica italiana. Fu persino pioniera dell’alpinismo femminile.

Molto diversa fu Elena, la consorte del re Vittorio Emanuele III. Figlia del re Nicola I del Montenegro, un piccolo stato balcanico, fu regina d’Italia dal 1900 al 1946.
Dedita a grandi opere di carità, tanto che fu chiamata “regina di carità”, amava la vita raccolta ed operosa della madre di famiglia. Dal matrimonio con Vittorio Emanuele III nacquero quattro figlie e un figlio Umberto, che fu l’ultimo re d’Italia. Elena seppe stabilire con il marito una profonda intesa, creando un’unione stabile e duratura. La musica, la poesia, la medicina, ma anche la cucina, la pesca e la fotografia, furono gli interessi di Elena, donna vitale e intelligente, che diede alla corte italiana un’impronta di semplicità e modestia, dedicandosi con infinita tenerezza all’educazione dei figli e, sensibilissima alle sofferenze dei sudditi, fu sempre attiva nell’attività di assistenza dei malati. A lei si devono la creazione dell’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma e l’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Per questa sua attività nel campo della sanità pubblica, nel 1941 le venne conferita la laurea in medicina e chirurgia ad Honorem inoltre, per le sue alte qualità umane e morali, è stata dichiarata serva di Dio dalla Chiesa Cattolica.

Assolutamente anticonformista e indipendente fu invece Maria Josè del Belgio, che sposò l’8 gennaio 1930 Umberto II, il cosiddetto “Re di Maggio”, perché regnò soltanto dal 9 maggio 1946 al 18 giugno 1946, allorquando il re Vittorio Emanuele III abdicò in suo favore.

Il matrimonio di Maria Josè e Umberto II, nonostante la nascita di quattro figli, tre femmine e un maschio Vittorio Emanuele, non fu felice. Maria Josè trovava troppo rigido il cerimoniale della corte sabauda e soffocante l’ambiente della corte italiana, preferì ritagliarsi spazi tutti suoi, frequentando intellettuali ed amicizie diverse da quelle del marito, dal quale si allontanò progressivamente fino a separarsi definitivamente nel 1946, allorquando si trasferì in Svizzera, dove morì nel 2001. Tre regine, tre donne diversissime che declinarono la regalità secondo la loro personalità e la loro epoca, rafforzando il valore del ruolo femminile nella corte italiana.

La giornalista Rai, Mariù Safier, saggista ed esperta della storia dei Savoia, intervenuta all’incontro, ha rievocato con l’ausilio di immagini le vicende delle tre regine. L’orafo e storico del gioiello Giuseppe Petochi, discendente di una delle più famose famiglie di gioiellieri attivi a Roma sin dal 1884, a sua volta ha illustrato, con splendide slides, alcuni dei gioielli di sua creazione realizzati per le regine Elena e Maria Josè.

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