Esiste una diatriba sul fronte del controllo dell’Artico che potrebbe vertiginosamente franare e riguarda le isole Svalbard
Che forse fino ad oggi non si riuscivano neppure a riconoscere nelle cartine geografiche, ma ora appaiono destinate a diventare sempre di più strategiche e fondamentali. Questo arcipelago che se ne sta appollaiato tra la Groenlandia e il Polo Nord appartiene di fatto alla Norvegia, che ne ha sempre aperto le porte al mondo per poter facilitarne la ricerca scientifica. Il tutto senza mai aver avuto nessun timore, sino a quando Donald Trump non ha elogiato l’estrema avvenenza strategica nonché economica dell’area, con il risultato di aver reso guardingo il governo di Oslo insospettito da cotanta simpatia. Nella narrativa di questi giorni che vede l’Artico sempre più a rischio, con pezzi rivendicati da accanimenti partiti dalla Groenlandia, ma che giorno dopo giorno assumono un effetto domino, le Isole Svalbard si svegliano loro malgrado da un candore lungo anni. Un trattato del 1920 le assegna alla Norvegia e oggi vi convivono persone appartenenti ad almeno cinquanta nazioni, un autentico crogiolo di culture ed etnie. Ma una delle comunità più numerose porta bandiera russa, che con la grande spallata cinese riguardo ricerca e tecnologia, mira a minare la sovranità norvegese, a questo punto accerchiata da diversi pretendenti. Che sanno di trovarsi di fronte ad uno dei migliori posti della terra per estrarre minerali dalle terre rare, ma non solo. E le Svalbard potrebbero essere la mina vagante dell’intera posta dell’Artico, con Russia, Cina e Stati Uniti sempre più tesi e intenti alla conquista, al controllo strategico.
@Credit Photo by Wikipedia.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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