Quali siano i motivi per cui un film diventi un cult, è una questione da indagare. Forse all’interno di una pellicola si individuano degli elementi dirimenti che hanno caratterizzato un’epoca o dei profili umani che l’anno vissuta
ITALIA – Questo sembra il caso di questo film di Francesco Sossai, un regista e sceneggiatore italiano, nato a Sedico (BL), che ha al suo attivo solo un altro film, Altri cannibali del 2021 ed alcuni cortometraggi, ma che si fa notare al grande pubblico nel 2025 dirigendo Le città di pianura, presentato in anteprima al Festival di Cannes 2005 nella sezione Un certain Regard. il 21 maggio
Ricordiamo che “Un certo sguardo” è una sezione della sélection officielle dedicata a film giudicati rappresentativi di nuove tendenze del cinema mondiale, specialmente diretti da registi giovani, provenienti da cinematografie meno note o di forme e contenuti particolarmente impegnativi od originali. Nel corso della propria storia, questo riconoscimento ha spesso funzionato da vivaio del Festival, fornendo una prima partecipazione a Cannes a registi che avrebbero poi concorso per, e vinto, la Palma d’oro in edizioni successive.
Cerchiamo perciò di capire dove è presente l’originalità di questo film.
La storia racconta di due amici di vecchia data, Carlobianchi e Doriano che sono due cinquantenni spiantati ossessionati dalla continua ricerca del bicchiere della staffa.
Una sera incontrano durante una festa di laurea a Venezia Giulio, timido studente di architettura, che prendono sotto la loro ala protettiva, cambiandone poco a poco il modo di vedere il mondo e l’amore mentre girano tra i bar del Veneto, ma non solo.
Le riprese si sono svolte in Veneto, principalmente nella pianura padana e nell’entroterra, a Sedico, Feltrino, Padova, Venezia, Chioggia e Treviso con particolare attenzione sul celeberrimo memoriale Brion di Carlo Scarpa, a San Vito di Altivole.
Molti dei posti che si vedono e vengono nominati dai protagonisti durante il film esistono o sono esistiti veramente, come ad esempio la birreria Kilometro 19 lungo la Strada Statale Alemagna n.51, il bacaro da Lele e il bar Ai Biliardi a Venezia (ora chiuso).
Molte altre location sono verosimili e si rifanno a luoghi reali presenti nel territorio veneto, come la fabbrica di occhiali in cui hanno lavorato i protagonisti (probabile riferimento agli stabilimento Luxotticadi Agordo o Sedico).
Alcuni altri luoghi, come il Comune di Cornia, dove nel film abita o ha lavorato Carlobianchi, pur avendo un nome realistico, non esiste nella realtà.
Il film ha ricevuto recensioni generalmente favorevoli dalla critica cinematografica italiana.
Il critico Alberto Crespi su La Repubblicascrive che “tra vitelloni, notti brave e un tesoro sepolto, il regista bellunese firma un film profondamente locale e sorprendentemente universale”, mentre su Sentieri Selvaggi Aldo Spiniello commenta che “il viaggio alcolico dei protagonisti ha un andamento sgangherato, proprio come il film, che sembra venire dagli anni ’90 eppure sa raccontare un mondo”.
Ma allo spettatore comune che cosa può lasciare un film del genere?
Innanzi tutto chi conosce e chi ha vissuto questi luoghi, può comprendere alcune questioni che non sono così evidente a chi non li conosce.
Ad esempio la questione alcolica: è vero che da noi ci sono sempre state le “ombre” ed da un po ‘ il rito dell’aperitivo che crea anche degli eccessi, soprattutto nei giovani, ma bisogna ricordare che le zone della pedemontana, come quella da cui proviene il regista, non avendo nessun tipo di spazi aggregativi e di tempo libero per i giovani, fin dagli anni cinquanta ha rilevato un elevato abuso di alcolici. Vedi l’esempio più volte conclamato dallo stesso Mauro Corona.
Bisogna anche dire però che il film fin dall’inizio mette l’accento sul fatto che il tempo trascorso con delle persone con le quali abbiamo affinità senza stress e con tempi lunghi e distesi, dà l’opportunità di elaborare concetti e condividerli, talvolta anche sul senso della vita, come succede per l’appunto all’inizio e alla fine del film. Quindi indirettamente è un elogio a quel tempo non organizzato da trascorrere in compagnia, che può generare consapevolezza e talvolta sapienza.
Per quel che riguarda il rapporto dei due uomini “maturi” con il giovane universitario, il regista sembra voler sottolineare come la mancata esperienza del secondo renda in un certo senso responsabili gli adulti. Il loro goffo modo di fargli “vedere” che cos’è la vita, attraverso i loro errori ed i loro ricordi, porta il giovane Giulio ad acquisire delle esperienze anche indirette, che lo matureranno e lo renderanno più sicuro di sé. E questo è un monito per entrambe le generazioni: non lasciare i giovani nella loro solitudine, ma anche i “cattivi maestri” possono dare loro qualcosa.
Infine la citazione del Memoriale Brion secondo me è geniale.
Oltre che essere un monumento simbolo del nostro territorio (vengono da tutto il mondo per visitarlo) contiene il significato di questo film: il rapporto tra vita e morte, tra ideali e realtà; di come si affronta la morte (seppelliti in piedi come un samurai come Carlo Scarpa). Ma è anche come la cultura che i due protagonisti maturi non hanno avuto, permetta al giovane Giulio di donare a loro qualcosa : un senso ed un significato di cui non erano a conoscenza.
Anche se questo film in un primo momento può lasciare interdetti, alla fine ci si rende conto che è una citazione di Easy rider, anche se questa volta i km si fanno in auto e del Giovane Holden, il romanzo di formazione che ha cambiato i giovani americani, con la pretesa però di far riflettere su ciò che è stato il Veneto per le generazioni passate e che cosa può essere per le generazioni presenti e future.
Un film dunque da vedere per farsene una propria opinione e per raccogliere le suggestioni che porge ad ognuno di noi personalmente.
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