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Le aspirazioni modellate delle bambine

Non guardo spesso la televisione, ma nelle ultime occasioni, che fosse semplicemente un trailer (rivisitazione Disney di Cenerentola) o un film (Enola Holmes), non ho potuto fare a meno di notare le moderne aspettative che sono fissate su cosa voglia dire crescere come ragazza. Ad ogni pellicola ci si allontana un passo di più dal tradizionale stereotipo disneyano di una donna che ha bisogno di essere salvata da qualcuno (normalmente un principe) in modo da poter tornare in vita/avere successo/trionfare socialmente o tutte e tre le cose insieme. Ben accolgo questo cambiamento, ovviamente! Sarebbe una catastrofe tornare indietro su questi passi che ancora non hanno conosciuto l’emancipazione della donna socialmente ed economicamente. Eppure, passo dopo passo, a guardarlo da una prospettiva più ampia, ci si sembra essere persi. O meglio, aver corso alla parte opposta di questa attitudine. Lasciatemi spiegare: se in passato l’amore per la donna era il mezzo per cui ottenere tutto il resto, nella cinematografia di oggi l’amore sembra essere il principe ostacolo a raggiungere quello che l’eroina vuole. Film dopo film, il modello per coloro che sono bambine oggi si rafforza: bisogna mettere da parte l’amore fino a che non si ottiene il successo. L’emancipazione della donna ha davvero questo costo, però? Quante donne (come uomini d’altronde) sono in grado di portare avanti i loro sogni e di conquistarli proprio perché hanno qualcuno che le sostiene e che le sta a fianco? Mettere da parte le persone per raggiungere i propri scopi sembra altrettanto fuorviante e malsana come l’idea di dover aspettare qualcuno per poter essere salvate. Le bambine meritano una guida più ponderata e realistica.

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