Il culto delle anime del Purgatorio al cimitero delle Fontanelle a Napoli
Chi si prende cura, chi ricorda le anime dimenticate, morti senza nome in occasione delle pestilenze, in povertà o nelle carceri e classificati pertanto come resti mortali “anonimi”?
Il cimitero delle Fontanelle
Solo il popolo napoletano, con la sua pietas e la fantasia che lo caratterizza poteva far nascere il culto delle “anime pezzentelle”.
Dalla metà del 1800, un gruppo di popolane del rione Sanità, denominate “e’ maste”, riordinò tutti i resti mortali ammassati disordinatamente nel corso di diverse epoche all’interno di una cavità di tufo. Le ossa furono disposte in una sorta di “pietas popolare” a ridosso delle pareti tufacee. Questa sistemazione è ricordata con una lapide all’esterno della chiesa di Maria S.S. del Carmine realizzata alla fine dell’800. La cava diventa così un luogo di culto: il “cimitero delle Fontanelle”.
Dal 1884, anno in cui fu terminato il riordino dei resti umani, la “pietas popolare” napoletana si è rivolta alle “ossa e crani anonimi” con profonda devozione, richiamando anche tradizioni lontanissime nel tempo. Alle anime in pena si rivolgevano amorevoli cure e suffragi, garantendo così il cosiddetto “refrisco” l’alleviamento della pena con preghiere e riti. Esse avrebbero ripagato il fedele con l’intercessione per avere la grazia nei momenti del bisogno.
Adottare un teschio
Una caratteristica di questo cimitero è l’ “adozione” del teschio da parte dei fedeli dei “defunti dimenticati” di cui se ne prendono cura, sistemandolo in teche, adornandolo di fiori ed altri oggetti, realizzando altarini votivi con oggetti che costituiscono i doni dei fedeli per le grazie ottenute con l’intercessione delle anime in pena.
Le “Maste”, ossia le popolane-devote del culto delle anime purganti, hanno aiutato migliaia di fedeli nella ricerca delle anime particolarmente bisognose di cure e preghiere. All’interno del cimitero si svolgevano processioni recitando le caratteristiche “giaculatorie e litanie” per le anime in pena.
I teschi anonimi prendono vita
In questo luogo, caratterizzato da resti umani senza nome, nel tempo è avvenuto il “miracolo”: ai teschi di cui ci si prende cura vengono dati dei nomi e soprannomi, facendo nascere così delle storie.
È il processo di personificazione che la pietas popolare attribuisce alle “anime pezzentelle”. I teschi hanno una storia e un nome trasmessi attraverso racconti tramandatisi nel tempo.
Sono nate così delle leggende legate ai tanti personaggi come Lucia, una ragazza morta alla vigilia delle nozze, il Monaco, che riesce a far conoscere i numeri che vinceranno al lotto, donna Concetta nota come “a’ capa che suda”, il “capitano”, un teschio tra i più famosi di questo particolare luogo di culto.
Sono solo alcune delle personificazioni dei “morti dimenticati”. In un prossimo viaggio a Napoli forse varrebbe la pena includere nel programma anche una visita al cimitero delle Fontanelle.
Crediti fotografici: Napoli da vivere
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