Pubblichiamo articolo del professor Apostolos Apostolou, nostro lettore di Atene
La semiotica (dal termine greco σημεῖον semeion, che significa “segno”, nel vocabolario greco esistono infatti le parole σήμα / σημείον. testimoniate a partire da Omero, troviamo il termine già in Omero Iliade,6,168, Odissea,21,231, la parola Σήμα deriva dal sanscritto dhyama) è la disciplina che studia i segni e il modo in cui questi abbiano un senso (significazione). Considerato che il segno è in generale “qualcosa che rinvia a qualcos’altro” (per i filosofi medievali “aliquid stat pro aliquo”) possiamo dire che la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione e di comunicazione. Nei poemi di Omero esiste una semiotica che ha un’atemporalità. Dobbiamo recitare che i poemi di Omero precedono cronologicamente la nascita della filosofia. Il suo nome, probabilmente greco, è stato oggetto sin dall’antichità di varie spiegazioni paretimologiche: i) In greco Omero probabilmente proviene da ὁ μὴ ὁρῶν (o mè oròn) “colui che non vede” (la tradizione infatti lo vuole cieco ; ii) la cecità ha nell’antichità connotazione sacrale e spesso era simbolo di doti profetiche riconduco, e di profonda saggezza; molti aedi erano ciechi, anche Demodoco nell’Odissea). ὅμηρος (hómeros) “l’ostaggio”, “pegno”, ma anche “il cieco” (come “persona che si accompagna a qualcuno”, da ὁμοῦ ἔρχομαι (homù èrchomai), “vado insieme”) ; iii) vi erano infatti delle piccole riunioni, definibili anche assemblee, nei gruppi di “Omerìdi” che narravano quei canti che in seguito sarebbero stati i costituenti dei poemi più famosi dell’età greca arcaica.
Nei poemi di Omero abbiamo un’«onomatologia» ampia. «Onomatologia» è la scienza che esamina il nome e il concetto. L’«onomatologia» si articola in tre parti:1) l’etimologia spiega l’origine del nome. 2) l’omonimia rende conto dei significati diversi.3) la polionomia raccoglie i sinonimi. (Vede:Liebenthal, De constitutione politices, cit., th. 3, pp. 2–3; Matthiae, Systema politicum, cit., «Prolegomena», 1, pp. 1–3.).Nell’ «onomatologia» di Omero troviamo un’ idea, un significato, un concetto, ecc. Per parlare adesso dell’importanza dei nomi, dovrei prima dare la spiegazione etimologica di alcuni di questi: Per esempio possiamo vedere i Proci citati nell’Odissea. I nomi che esprimono i Porci le origini ed il significato dei nomi indicano e riferiscono le caratteristiche segrete nasconde: Molti nomi nei poemi di Omero giocano tra significati e significanti politici.
Agelao : figlio di Damastore. Fu ucciso da Ulisse. La parola è sintetica da Age che proviene dal verbo greco antico ἄγω che significa conduco, guido, governo, educo, comando, e la parola laos (λαός) cioè popolo. Cosi la parola Agelaos significa lui che guida le folle, o in una nozione più ampia di ermeneutica la manipolazione involgarente delle masse.
Antinoo : figlio di Eupite. Uno dei capi dei Proci; ordì il complotto per uccidere Telemaco durante il suo ritorno dal continente, e fu tra quelli che istigarono la lotta tra Ulisse (travestito da mendicante) e il mendicante Iro. Fu la prima vittima di Ulisse. Antinoo anche qui la parola è sintetica dalla preposizione anti (αντί) che significa di fronte a, o invece, e il sostantivo νοῦς o νόος (noûs, “nus”) che i greci contrapponevano alla diànoia, la ragione. Cioè Αntinoos, vuole dire pensiero laterale che funziona come “arte” del trovare e presentare i propri argomenti, sì da convincere gli ascoltatori col suscitare precisamente la disposizione d’animo voluta e (come fu loro rimproverato) da “rendere prevalente il discorso (per sé) meno forte”. Quello che fanno i sofisti greci.
Anfinomo : Il più bello dei Proci, (pretendenti) principe di Dulichio. Prudente e assennato, mostrò cortesia verso Ulisse travestito, che cercò di convincerlo ad abbandonare la reggia. Ma l’avvertimento non venne ascoltato, e Anfinomo condivise il destino degli altri pretendenti. Anfinomo la parola è sintetica il primo sintetico anfi significa da due parti, o doppio, e il secondo νόμος, nòmos (cioè legge). Anfinomo significa quando non esiste il senso della legge. Tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero, tra il padrone e il servitore: quel che opprime è la libertà, quel che affranca è la legge. Quando lo stato opprime la libertà del popolo e affranca l’impunità di cui godono gli iniziati, iniziati che governano.
Demoptolemo (gr. Δημοπτόλεμος, lat. Demoptolemus). Il personaggio compare solo nel corso della strage finale descritta nel Libro XXII dell’ Odissea. Omero lo mostra tra quelli che “si distinguevano nel valore” (XXII, 244). Su invito di Agelao , insieme ad altri scaglia la sua asta contro Odisseo . Tuttavia Atena rende inefficace il suo colpo e Odisseo lo uccide, mentre contemporaneamente è abbattuto Euriade per mano di Telemaco (XXII, 247-267). Demoptolemo proviene dalla parola Demos in greco antico δῆμος, designa il popolo, e più specificamente il governo popolare. Tra le funzioni statali del demos era quella di fornire allo Stato i membri della bulè. E la secondo sintetico ptolemos, tipo parallelo di polemos cioè guerra. Cosi Demoptolemo significa lui che combatte la volontà del popolo.
Molti scrivono che la posizione di Omero si rivolgeva a un pubblico aristocratico. E nei suoi poemi epici si manifesta lo spirito del rischiaramento razionalistico. E anche la religiosità primitiva, di culto magico – tellurico, cui l’uomo è completamente legato con un senso di totale dipendenza, appare notevolmente ridotta. Sicuramente non v’è dubbio che in Omero il mito antico ha perduto in forte misura la funzione religiosa vitale ch’ esso aveva avuto in passato. Però possiamo vedere anche un’altra vista dei poemi di Omero, la vista della semiologia. Perché in Omero non si riflettono come dicono molti la concezione che del mondo ha l’ aristocrazia ionica, ma una validità assiologia. Anche esamina i valori come presupposto della filosofia. E come ha scritto Th. Adorno “ Non è stata una coincidenza fortuita se proprio da coloro che vedevano in Omero una guida costante nelle loro vite verranno al mondo le idee di libertà, di democrazia, di legge: gli uomini di Omero hanno trasmesso ai posteri una straordinaria fiducia in se stessi, forse ereditata dal loro eroico passato miceneo, che ben si esplicita nel rapporto che essi hanno intrattenuto con i loro Dei ed anche nell’aspetto che hanno loro attribuito”.
A cura di Apostolos Apostolou
Docente di Filosofia
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