Intervista al Colonnello Marco Turrini su alcuni aspetti delle attività dell’Arma nel trevigiano
TREVISO. In un’intervista esclusiva al Colonnello Marco Turrini, abbiamo avuto l’opportunità di approfondire le sfide affrontate durante il suo servizio al vertice del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Treviso.
Il Colonello Marco Turrini, nato a Padova e laureato in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi nel 1995, oltre che in Scienze della Sicurezza interna ed esterna, è stato dal 2016, con il grado di Tenente Colonnello, al vertice del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Treviso.
Prima di approdare nel capoluogo della Marca, ha ricoperto il ruolo di comandante della compagnia di Abano Terme, trovandosi in prima linea durante i drammatici giorni in cui veniva istituita a Vò Euganeo una delle prime zone rosse in Italia, nei terribili giorni del Covid-19.
Prima di Treviso, Turrini vantava una lunga esperienza a Milano, dove ha comandato il Comando Provinciale in occasione di eventi internazionali come l’Expo 2015. Diversi sono stati i riconoscimenti e le onorificenze ricevute nel corso della sua carriera.
Ora, il Colonello Turrini lascia il comando del Reparto Operativo dell’Arma per trasferirsi alla DIA di Padova, mentre al suo posto subentra il Tenente Colonnello Stefano Mazzanti, già noto per aver guidato la Compagnia di Treviso per sei anni e proveniente dall’esperienza al Nucleo Investigativo di Verona.
Protezione e sicurezza. Da sempre i cittadini vedono l’Arma dei Carabinieri come garanzia e tutela della propria vita. Cosa è cambiato oggi nella società, rispetto ai decenni passati, per far aumentare così notevolmente il bisogno della vostra tutela?
Oggi c’è una percezione della sicurezza sempre più avvertita. I cittadini sentono in modo crescente la necessità di avere riferimenti istituzionali anche nel campo della sicurezza, e in questo contesto, l’Arma dei Carabinieri è considerata una delle istituzioni più amate e un punto di riferimento fondamentale per chi si occupa di sicurezza nel nostro Paese. Va anche detto che esiste una distinzione tra sicurezza reale e sicurezza percepita.
Il nostro obiettivo, come forze di polizia, è quello di ridurre il divario tra queste due dimensioni. Negli ultimi vent’anni, infatti, i reati sono diminuiti in generale, ma la percezione di insicurezza è aumentata. Questo accade anche in realtà come quella di Treviso, una città e provincia che, da qualche anno, è ai vertici a livello nazionale per quanto riguarda la sicurezza reale.
Tuttavia, alcune dinamiche criminali possono essere amplificate proprio perché, essendo così elevati gli standard di sicurezza, i cittadini si aspettano che vengano mantenuti. In termini di sicurezza reale, il numero di reati è sotto controllo e non ci troviamo di fronte a fenomeni preoccupanti, ma la percezione di insicurezza può essere amplificata anche da singoli episodi.
Alcune tipologie di reato attraggono maggiormente l’attenzione e la sensibilità dei cittadini, come le truffe online o i reati legati alla devianza giovanile, spesso commessi da minorenni. Anche se numericamente non sono preponderanti, queste forme di criminalità incidono in modo significativo sulla sicurezza percepita.
La sicurezza nelle città è un tema di grande attualità. Il sindaco di Treviso, Mario Conte, ha chiesto in una lettera al ministro dell’Interno Piantedosi maggiori forze di polizia a causa di risse, aggressioni e furti tra giovanissimi. La questione del degrado e delle baby gang sembra un’emergenza cittadina. Treviso era una città tranquilla, cosa è successo per arrivare a questo punto?
Questi episodi colpiscono perché trasmettono una percezione di insensibilità verso l’autorità. Non si tratta necessariamente di reati gravi dal punto di vista penale, ma atti come i danneggiamenti, il mancato rispetto degli arredi urbani, il vandalismo e il bullismo tra giovani creano preoccupazione nella cittadinanza.
È chiaro che episodi di intolleranza sui mezzi pubblici o di mancato rispetto delle regole di convivenza possono avere un impatto forte, anche se non si tratta di crimini di grande entità.
La tutela dei più fragili, come le truffe agli anziani, è uno dei settori su cui l’Arma dei Carabinieri impegna le proprie forze con progetti mirati. Quali sono i risultati raggiunti?
In provincia di Treviso, le truffe agli anziani e la violenza di genere sono due tipologie di reato per le quali l’Arma dei Carabinieri presta particolare attenzione già da tempo. A livello nazionale, l’Arma ha recepito questa esigenza e anche a livello locale ci stiamo impegnando molto, poiché si tratta di fasce deboli della società: donne, minori e anziani.
Per quanto riguarda le truffe agli anziani, stiamo portando avanti una campagna di prevenzione pervasiva e capillare, coinvolgendo anche altri enti della provincia di Treviso, come la diocesi, le amministrazioni comunali e le associazioni di categoria (commercianti e imprenditori). L’obiettivo è sensibilizzare e informare gli anziani, rendendoli consapevoli delle diverse tipologie di truffa, affinché possano difendersi meglio.
La prevenzione è affiancata dall’azione repressiva e di contrasto, e in questo ambito abbiamo ottenuto buoni risultati, con arresti e denunce. Questo ci ha permesso di accumulare un patrimonio informativo importante, che ci aiuta a comprendere meglio come operano i criminali.
La nostra attività di prevenzione consiste nell’informare gli anziani, facendo leva su una comunicazione chiara e accessibile, spiegando loro come affrontare questi reati che spesso sfruttano la loro fragilità, solitudine o condizioni di salute. Stiamo utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione per raggiungere questo obiettivo.
Fate anche dei corsi per gli anziani?
Più che veri e propri corsi, organizziamo incontri formativi nei centri anziani, nelle parrocchie e in altre strutture locali. Poiché molti anziani hanno difficoltà a spostarsi, ci sforziamo di raggiungerli direttamente. Distribuiamo volantini informativi e depliant in cui spieghiamo in modo semplice quali sono le truffe più comuni e cosa fare in caso di sospetto.
Invitiamo gli anziani a chiamare il 112 e a contattare immediatamente i Carabinieri in caso di necessità. Oltre agli incontri fisici (diretti), stiamo cercando di diffondere questi messaggi attraverso spot e campagne informative a livello nazionale, per garantire che arrivino al maggior numero possibile di persone vulnerabili.
L’iniziativa “Una stanza tutta per sé” e il contrasto alla violenza di genere sono altri settori su cui l’Arma dei Carabinieri concentra i propri sforzi. Quali obiettivi sono stati conseguiti?
La violenza di genere è una questione molto delicata anche in provincia di Treviso e in Veneto. Ci sono stati episodi di cronaca tragici, e per questo sono state introdotte innovazioni normative, come il “Codice Rosso”, che ha l’obiettivo di anticipare la tutela delle vittime. Il tempo è un fattore cruciale: spesso si arriva troppo tardi, quindi l’intervento tempestivo è fondamentale. Il “Codice Rosso” prevede pene più severe e misure preventive per proteggere le donne fin dai primi segnali di maltrattamenti.
A Treviso, abbiamo due strumenti fondamentali: le stanze protette “Una stanza tutta per sé”, realizzate grazie al supporto del “Soroptimist International d’Italia”, e la formazione specifica dei carabinieri per affrontare questi casi. La provincia di Treviso è quella con il maggior numero di stanze protette, sei in totale, e presto ne sarà aperta una settima a Montebelluna.
Questi spazi, presenti nelle caserme di Treviso, Oderzo, Castelfranco Veneto, Mogliano Veneto, Conegliano e Vittorio Veneto, offrono un ambiente sicuro e accogliente alle donne che vogliono denunciare, permettendo loro di avviare un percorso di supporto in un contesto meno formale rispetto a un ufficio di polizia.
Abbiamo carabinieri formati appositamente per trattare questi casi (queste complesse tematiche), e la presenza di donne tra le forze dell’ordine facilita l’interazione con le vittime di violenza. Inoltre, partecipiamo a tavoli operativi con la Prefettura e il Comune di Treviso, organizzando iniziative sul campo.
Abbiamo svolto attività formative anche con altre categorie professionali, come i farmacisti, che spesso possono essere le prime sentinelle a cogliere segnali di violenza in clienti abituali. Coinvolgiamo scuole e altre istituzioni, perché la violenza di genere non è solo un problema di polizia, ma una questione culturale che richiede l’impegno di tutti.
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