Non possiamo che esprimere il nostro dispiacere e rammarico per le decisioni assunte dal Comitatone di lunedì 21 dicembre 2020, per l’impatto che avranno sull’economia e la vita futura di Venezia e della sua Laguna.
Sulla questione grandi navi, come portavoce del territorio avevamo chiesto da tempo al Governo la condivisione di un percorso e di considerare, prima di qualsiasi decisione:
1) i cambiamenti climatici in atto, l’eustatismo e l’innalzamento del livello medio del mare;
2) l’emergenza epidemiologica, e le sue conseguenze inevitabili su stili di vita e comportamenti delle persone;
3) il dibattito in corso fra le principali città portuali del Mediterraneo sul traffico che sembrerebbe orientarsi sempre di più per l’entrata nei porti di navi e grandi yacht solo fino a 50mila tonnellate.
Nello specifico, avevamo più volte nel corso di questi anni chiesto al Governo di valutare la fattibilità e la sostenibilità di un approdo fuori dalla laguna, mentre per l’immediato, proponevamo innanzitutto di programmare una graduale riduzione di arrivi e partenze e poi di distribuirle nell’arco di tutta la settimana e tra i porti di Venezia e Chioggia, per arrivare nell’arco di qualche tempo a far accedere alla laguna solo le navi a “misura di laguna” e non oltre le 50mila tonnellate.
A questo avevamo aggiunto anche l’urgenza inderogabile di definire un limite al carico turistico e di mezzi per Venezia e la sua Laguna e la necessità di mettere il porto commerciale nelle condizioni di ricominciare a lavorare in sicurezza laddove le condizioni ambientali non lo permettono.
Per questi motivi la decisione di approntare delle soluzioni cosiddette temporanee a Porto Marghera non ci può trovare favorevoli, senza considerare il rischio concreto che una soluzione che nasce come temporanea diventi poi definitiva.
Oltre a chiedere nuovamente al Governo di considerare seriamente le richieste che abbiamo avanzato in questi anni, proponiamo di impiegare le risorse del Recovery Fund per iniziare a studiare veramente come difendere questo patrimonio unico al mondo, per diversificare l’economia della città, ospitando istituzioni comunitarie, centri d’eccellenza e riqualificando con destinazione cantieristica l’Arsenale.
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