un film che fa riflettere sulle coincidenze della vita
La vita di Fernando, docente universitario di geografia a Barcellona, va in frantumi quando sua moglie Milena, un’immigrata serba, scompare senza lasciare traccia. Quando le indagini della polizia concludono che Milena è tornata in Serbia, Fernando, disorientato e devastato da quell’inspiegabile abbandono, decide di trasferirsi in Portogallo per ricominciare da capo. Lì prende l’identità di un altro uomo e si fa assumere come giardiniere di una villa, la cui proprietaria è Amalia, una donna che cerca anche lei di sfuggire al suo passato. Due anni dopo Fernando torna a Barcellona per vendere il suo appartamento e scopre che è occupato da Olga, immigrata serba.
Questa è la trama de La villa portoghese (Una quinta portuguesa) del 2025 scritto e diretto da Avelina Prat.Le riprese si sono svolte a Barcellona e nella tenuta portoghese di Quinta da Aldeia, situata nella settentrionale città di Ponte de Lima.


È stato presentato in anteprima mondiale il 17 marzo 2025 in concorso al 28º Festival di Malaga ed è stato accolto dalla critica come «una favola deliziosa ed enigmatica che ci riconcilia con le sventure dell’umanità»;«una deliziosa eleganza e attenzione ai dettagli, mostrando un’economia narrativa prosaica e allo stesso tempo poetica»;«un film bello e umanistico che riflette una gentilezza raramente vista al cinema», avvertendo che «è probabilmente il ritmo di cui il film ha bisogno». Infine Javier Ocaña, su El Paìs, lo ha descritto come un «film misterioso dal profondo sapore letterario (sebbene non sia basato su alcun romanzo), senza smettere di essere ottimo cinema».
Ed è per questo che è stato pluripremiato nel 2025 al Lola Gaos Awards come miglior film,Migliore regista ad Avelina Prat ,Migliore attore a Manolo Solo, Migliore sceneggiatura ad Avelina Prat. Migliore montaggio a Juliana Montañés e Migliore colonna sonora a Vincent Barri.
Ma ciò che fa soprattutto questo film è di interrogarci il legame fra persone e luoghi, invitando a ripensare il significato di casa, d’identità e di seconda occasione.


Perché da un fatto dirompente come quello di perdere una persona cara senza motivo, Fernando si ritrova a cercare se stesso, non solo nelle mappe dei luoghi di cui è competente come geografo, ma in un vagare che lo porta ad un incontro imprevisto, che cambierà la sua vita.
Ma La villa Portoghese ci domanda anche su come reagiremmo se il passato doloroso che abbiamo vissuto si riaffacciasse nelle nostre vite. Quali reazioni avremmo? Rabbia o come ha reagito Fernando la voglia di capire e perciò di saper attendere.
Questa pellicola racconta gli incontri tra le persone, che possono essere così significativi nella nostra vita da farci conoscere chi veramente siamo, chi e che cosa vogliamo veramente essere.
Ma questo accade non attraverso delle imposizioni, ma nel creare delle situazioni in cui la persona si senta accolta e libera di esprimersi. Arrivano in questi momenti speciali le verità mai dette, come quando Amelia confessa di non sentirsi né portoghese né dell’Angola, ma che la sua patria è il colonialismo nel quale è vissuta.


La vita poi è fatta anche di paradossi: un uomo che ha studiato una vita la geografia, l’orientamento spaziale e sulle mappe, si trova disorientato e proprio in questo momento in cui è altro da sé ritrova il vero se stesso.
Un’altra riflessione va fatta sui personaggi che hanno una doppia identità, un doppio nome, perché una persona è e può essere più cose: un nome per esempio; o un paese; o ancora un posto.
Ma che cos’è che rende le persone ciò che veramente sono? I nomi delle cose, gli spazi che occupano, i lavori che fanno, i progetti che hanno?
Con queste domande lo spettatore esce dalla proiezione e le porta dentro di sé per cercare una risposta personale.
Ecco la preziosità di questo film: far riflettere con la gentilezza a cui purtroppo non siamo più abituati.
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