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La “trattoria della cultura”, Amelia e moderna tradizione al Museo M9 di Mestre

3 minuti di lettura

Non un semplice ristorante, ma un vero e proprio agente socio-culturale, luogo di socialità e crocevia di cultura, arte e gusto. È questo il ritratto della storica trattoria Amelia che emerge dalla mostra La trattoria della cultura. Dino Boscarato e l’Amelia, inaugurata ieri in M9 – Museo del ’900, nello spazio M9 Radici al piano terra, e che sarà visitabile da domani fino a martedì 6 gennaio 2026.

Ideata da Marco Boscarato in collaborazione con il Comitato Progetto Comune e realizzata con M9, la mostra ricostruisce, attraverso fotografie, opere, voci, libri e oggetti di famiglia, l’avventura di un’osteria di campagna che diventa riferimento nazionale e internazionale. Il progetto espositivo, firmato da Filippo Caprioglio e dallo Studio Caprioglio Architects, accoglie il pubblico in uno spazio immersivo articolato in quattro aree tematiche: biografica, socio-culturale, artistica e gastronomica per restituire il clima di quegli anni e l’impatto che il suo proprietario, Dino Boscarato, ha avuto sul tessuto civile di Mestre grazie alla sua riconosciuta lungimiranza e al suo carisma.

È proprio dalla figura di Boscarato che si dipana la mostra: nato a Conegliano, dopo una prima esperienza in Cadore rileva l’Amelia con un’operazione che sembra dettata più dall’istinto che dal calcolo. Grazie a una tenacia fuori dal comune, Dino trasforma una semplice trattoria di campagna in un crocevia nazionale della ristorazione e in un polo culturale vivo e originale.

L’arte ricopre infatti un ruolo centrale nel forgiare l’identità del ristorante: le opere non assolvevano al mero compito di decorare le pareti, ma costituivano il tessuto connettivo di una fitta trama di scambi umani e culturali che Dino Boscarato seppe tessere per tutta l’arco di vita del locale. Ogni opera esposta racconta una storia di incontri, dove il valore di un pasto o di un’amicizia poteva equivalere a quello di un’opera d’arte – come l’acquarello di Folon, nato in cambio di un rinfresco, e i quadri di Guttuso – ma anche dei gusti e delle precise scelte artistiche del proprietario: l’Amelia non si limitava ad accogliere l’arte, ma la commissionava. Dai centrotavola disegnati da Giorgio Celiberti ai piatti dipinti da Riccardo Licata, fino alla litografia di Tono Zancanaro che celebra il Premio Amelia, ogni oggetto testimonia una visione imprenditoriale che faceva della commistione tra i linguaggi la sua cifra distintiva.

All’anima artistica si accompagna in mostra un viaggio nei sapori distintivi dell’Amelia, risultato di un profondo processo di ricerca che seppe riconoscere il potenziale nascosto nella cucina popolare e tradizionale, elevandola a forme adeguate all’alta ristorazione senza tradirne l’anima: piatti iconici come i Bigoli in cassopipa, le Sepoline alla veneziana o il Bisato su l’ara sono l’espressione della filosofia culinaria del locale, che valse all’Amelia la stima dei critici e delle guide gastronomiche fino al massimo riconoscimento, la Stella Michelin.

Una reputazione di prestigio a livello nazionale e internazionale, testimoniata dalle frequentazioni di innumerevoli celebrità fino ai servizi per la riunione del G7 a Venezia, per il Presidente Sandro Pertini e per Papa Giovanni Paolo II, che va di pari passo con la crescente capacità del ristorante di rappresentare il perno di una fervida comunità di artisti e intellettuali locali: è così che, in una saletta del ristorante, si forma un vero e proprio cenacolo che riuniva diverse personalità. Da questo humus germogliò il “Premio Amelia”, un riconoscimento annuale che celebrava figure che si erano distinte nella cultura, e la rassegna “A Tavola con l’autore”, un appuntamento fisso che portò, nel corso degli anni, alla realizzazione di oltre un centinaio di incontri, trasformando la sala da pranzo in un salotto letterario dove si dialogava con autori di fama.

“Siamo felici di inaugurare oggi questa mostra, che risponde alla missione di M9 di raccontare quelle storie del territorio che rimangono vive nella memoria collettiva per la loro capacità di ispirarci e fornirci spunti di riflessione sempre nuovi”, ha commentato Serena Bertolucci, Direttrice di M9 – Museo del ’900. “In questo caso, la storia dell’Amelia ci riporta alla gioia del fare cultura: una gioia spontanea, contagiosa e partecipata che ci ricorda come la cultura risieda ovunque e in tutti luoghi, ma cresce e si alimenta, nelle forme più autentiche, dove c’è impegno e cura per la comunità”.

“Questa esposizione è un viaggio nella storia di un uomo e del ristorante che ha gestito per lunghi anni, divenuto crocevia di cultura, arte e gusto. Un luogo ha contribuito alla costruzione dell’identità di Mestre in un’epoca di grande trasformazione, diventando molto più di un ristorante, ma uno spazio dove la comunità si riconosceva, dove si incontravano le personalità più diverse, e dove si costruiva, pasto dopo pasto, incontro dopo incontro, un pezzo del carattere mestrino”, ha dichiarato il curatore Marco Boscarato. “L’obiettivo è far rivivere, attraverso immagini, voci, opere e ricordi, quello che è stato più di un semplice locale: un cenacolo di idee, un laboratorio di identità e un pezzo di storia veneta e italiana.”

L’ingresso a La trattoria della cultura. Dino Boscarato e l’Amelia è gratuito: richiedendo il biglietto alla mostra, inoltre, si ha diritto al biglietto ridotto per l’esposizione permanente e per la mostra Pertini. L’arte della democrazia.

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Giornalista pubblicista, cura personalmente rubriche di arte e cinema.
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