Premiato all’81° mostra d’arte cinematografica di Venezia dove ha vinto il Leone d’oro come miglior film, consacra Pedro Almodóvar in tutta la sua piena maturità
Una storia arguta e cruda, che racconta di due grandi amiche Martha e Ingrid che si rincontrano dopo tanti anni, con Martha che chiede all’amica ritrovata di assisterla fino in fondo in una prova fondamentale, accompagnarla nel suicidio assistito in quanto malata terminale.
Tilda Swinton, magistrale e assoluta nella parte della donna ammalata di un tumore e Julianne Moore che impersona l’amica perfetta, costituiscono l’architrave di una storia dolorosissima e intrisa di grandi emozioni, di silenzi e di assoluta rincorsa alla vita e Pedro Almodóvar, con intimità e delicatezza riesce a far dondolare la pellicola senza mai disarcionarla del tutto. Duro e impavido nell’affrontare un tema quanto mai attuale, prendendone le “distanze artistiche” quanto basta. Senza mai disturbare e urtare suscettibilità.
Un vero e proprio percorso tortuoso e riflessivo a cui tocca fare capolino tra passato e presente, ma anche pensando al futuro, quando la vita lascerà il proprio posto, in maniera ineluttabile.
La stanza accanto è aperta ma quando si chiuderà sarà per sempre, ed è attraverso questo che il regista trova la vera incudine per scuotere la trama, sancendo dignità e rispetto ad una vita dove il coraggio e la misura sono veri e propri protagonisti.
Il regista, al primo lungometraggio in lingua inglese regala ai suoi aficionados, ma non solo, una storia che rinnova interrogativi mai domi, che servirà a scuotere tutte le coscienze. Con l’autorevolezza di chi non vuole imporre le proprie idee, ma solo suscitare quel piccolo grande intenso clamore che il cinema ama da sempre proporre.
Photo credit by La Biennale Venezia
Intravisti per voi di Mauro Lama
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