La rivoluzione tecnologica a cui stiamo in modo impetuoso andando incontro, ha un aspetto storico lineare
Da Galilei a Newton, passando per Einstein fino a Planck, la scienza ha macinato per vie diritte, procurando al genere umano benefici grandiosi, come se la mano di un Dio benefico la guidasse verso un avvenire gioioso. Trattasi di un vero e proprio percorso rettilineo che segue la freccia del tempo. Ne consegue che dallo smartphone non si ritornerà al romantico piccione viaggiatore e nemmeno dall’aeroplano alla mongolfiera, salvo catastrofi inimmaginabili. Si tratta di un movimento proiettato verso un avvenire sempre migliore dal punto di vista materialistico, ma sempre più povero da quello spiritale. Spogliato e depauperato inverosimilmente. Lo spirito di carità verso il genere umano non si avverte nella mente degli scienziati e le loro applicazioni generano solo un pizzico di meraviglia, che presto si dissolve e si trasforma in abitudine nel vortice della società liquida. Ed allora gli individui ritornano in breve tempo preda delle loro angosce, paure ed inquietudini.
Ben piu tremendi sono gli andamenti ciclici della storia, in particolare il ritorno ciclico delle utopie. In questo caso, individui particolarmente fuori di senno scatenano ciclicamente guerre disastrose, sia per la natura, che per la loro stessa civiltà. Si tratta di “criminali delicati“, come li definirebbe con la sua penna arguta, Albert Camus, i quali impongono oggi la sofferenza e il terrore, con l’illusione di avere in futuro il benessere e la felicità generale. Lo spirito di carità nei confronti della creatura umana che vive ora, in questo momento, è escluso dalle loro menti ottenebrate, distruggere, distruggere è il loro imperativo, per ottenere finalmente un giorno un mondo nuovo e migliore. L’andamento ciclico della storia diventa in questo modo frutto di tentazioni che si potrebbero infine definire demoniache, anche se credere nell’esistenza dello spirito del male rappresenterebbe qualche cosa di spirituale e a questi reggitori del mondo non conviene crederci.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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