L’Alleanza Atlantica porta la voce delle spese militari al 5% del PIL entro il 2035
Ma cosa significa per il nostro paese tutto questo? Come prima cosa diciamo che significherà, conti alla mano, passare da 34 a oltre 100 miliardi annui, ovviamente con uno scenario che dovrà prevedere possibili tagli.
Importante è precisare che in questo piano la vera spesa militare si fermerebbe al 3,5%, e il restante sarebbe appannaggio di infrastrutture e nelle spese per la difesa rientrano voci come strumentazioni e componenti strettamente militari, vale a dire carri armati e missili, munizioni ed equipaggiamenti, ma parlando di sicurezza allargata anche di cyber-difesa e tecnologie che prevedono il doppio uso, militare e civile. Senza dimenticare importi di spesa a favore della Protezione Civile, nonché della Guardia Costiera.
Enza ombra di dubbio la flessibilità concessa dalla Nato ai singoli alleati sull’itinere finanziario da seguire per approdare al risultato finale, senza target di spesa annuale, anche se il tutto dovrà in ogni caso essere “incrementale“ e “credibile“, lascia al governo ampia discrezionalità sui tempi.
Ma con uno scenario certamente più oneroso, figlio del tempo di guerra. E il bilancio dell’Italia, già di per sé gravato e indebitato, messo a dura prova con conseguenze finanziarie che di certo non gioveranno.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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