Il progresso della medicina è stato rapido e, per molti versi, straordinariamente efficace. Oggi non temiamo più malattie che meno di un secolo fa non lasciavano speranza. Sulle patologie acute l’efficacia è ormai quasi universale: c’è un rimedio per ogni sintomo e le farmacie mettono a disposizione un armamentario terapeutico multiforme.
Con l’aiuto degli strumenti digitali riteniamo persino di potercela cavare da soli: oggi è spesso il paziente a prescrivere la diagnosi al medico, chiedendogli soltanto di registrare il fatto e autorizzare la cura. Un paradosso in cui la ricerca della “concordanza terapeutica” si trasforma, talvolta, nella superficiale illusione del malato di saperne più del professionista.
L’ospedale non viene più percepito come luogo di dolore e di morte, ma come un centro accogliente e ricco di servizi da cui si esce solo guariti. Anche gli interventi più complessi vengono vissuti come facili e privi di rischi.
Eppure, tutto questo ottimismo non ha eliminato la paura. Anzi: paradossalmente, chi è sano oggi ha più paura di chi è malato. Più una malattia è grave e inevitabile, meno se ne temono le conseguenze; chi rischia di perdere la speranza ne possiede spesso molta di più di chi non ha alcun motivo per essere disperato.
Potremmo quasi spingerci a dire che la paura è diventata un segno di salute: aver paura significa essere sani o essere guariti. È il trauma passato a generare l’ansia per un futuro che forse non si ripresenterà mai.
È ciò che accade quando subiamo un furto: prima viviamo tranquilli, ma dopo l’effrazione iniziamo a temere ciò che potrebbe ricapitare, pur avendo installato ogni sorta di allarme. Allarmi che prevengono il pericolo, ma non scacciano la paura.
La paura resta irrazionale, e cercare di placarla con amuleti o distrazioni serve solo a ricordarci che l’abbiamo. Come superare allora questo ostacolo che ci rende infelici?
Forse la risposta sta nella curiosità, nella creatività, nella voglia di comprendere ciò che ci accade per tornare a guardare il mondo con lo sguardo meravigliato dei neonati.
Come i primitivi vincevano il terrore degli eventi naturali attribuendoli a divinità misteriose, così noi dobbiamo riscoprire il valore del gruppo e della rete invisibile che ci unisce. È lì che la salute si rafforza e la paura, finalmente, si mitiga.
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