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La rubrica del venerdì: Mahatma Gandhi (1869-1948) e la contestazione non violenta

3 minuti di lettura

Mohandas Karamchand Mahatma Gandhi è stato un politico, filosofo e avvocato indiano, vissuto tra il XIX ed il XX secolo. Tradotto all’occidentale, Mahatma significa grande anima, venerabile, equivalente all’appellativo di “santo”. Mentre Bapu, epiteto conferitogli in un secondo momento, è traducibile come “padre”.
 
È stato uno dei pionieri e dei teorici del Satyagraha, la resistenza tramite la disobbedienza civile di massa, che portò l’India all’indipendenza. Il Satyagraha è fondato sulla “verità” (satya) e sulla non violenza (ahimsa). Con il suo pensiero e la sua azione socio-politica ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili a personalità come Martin Luther King e Nelson Mandela. Il suo pensiero coraggioso ha portato l’India a riconoscerlo come il Padre della Nazione, facendo del giorno in cui è nato (2 ottobre) una giornata di festa. Inoltre, questa data è stata anche dichiarata “Giornata Internazionale della non violenza” dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
 
Nonostante provenisse da una famiglia benestante, una volta laureatosi a Oxford (Inghilterra), ha scelto di trascorrere la sua vita in povertà. Come vestiti portava una specie di lenzuolo che gli avvolgeva il corpo minuto e scarno, e appariva in pubblico sempre scalzo. Da ragazzo era molto timido e impacciato, avido lettore e poco propenso alle attività fisiche. Secondo la tradizione indiana, con un matrimonio combinato, a tredici anni sposò una coetanea, figlia di un ricco uomo d’affari. Diventato grande, a fronte anche di questa esperienza, condannò l’usanza dei matrimoni infantili contro le regole della casta.
 
Una volta laureatosi in Inghilterra, si recò, per lavoro, in Sudafrica, dove conobbe l’Apartheid. Da subito si accorse in quali condizioni di miseria e di schiavismo il Governo Sudafricano aveva ridotto i suoi connazionali emigrati dall’India in Sudafrica in cerca di lavoro e nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita. In quel momento storico, in Sudafrica i cittadini di etnia bianca detenevano il comando delle Istituzioni e facevano il bello e il cattivo tempo. Gandhi decise, quindi, di iniziare un’azione di disturbo e di contestazione nei riguardi del governo locale, ma in forma civile e senza violenza, secondo le proprie convinzioni.
Benché sia stato incarcerato più volte, non si è mai arreso, arrivando anche a preparare l’abbattimento di quel governo. Intervenuto anche il Comitato Internazionale dei diritti del cittadino, Nelson Mandela uscì di prigione, ottenendo il referendum popolare. Furono indette regolari votazioni e proclamata la neonata Repubblica del Sudafrica della quale Mandela fu il 1°Presidente nel 1958.
In età adulta Gandhi ritornò in India e adottò la stessa strategia nei confronti dell’Impero Inglese, che da decenni era padrone assoluto dell’India, diventata una delle sue più grandi colonie e fonte di ricchezza. La sua prima iniziativa fu quella di visitare in treno l’intera nazione, non solo le grandi città, ma anche tutti i villaggi che allora erano all’incirca 700.000. Poi fondò un Comitato pacifico di contestazione al regime inglese. A causa dei suoi comportamenti fu imprigionato e interdetto parecchie volte anche in India, ma con costanza e tenacia, lentamente riuscì a influenzare e incoraggiare l’opinione pubblica, così da guadagnare credibilità non solo tra il popolo, ma anche dalle Istituzioni.
 
Come frutto di tanta lotta silente e caratterizzata dalla “non violenza”, dalle umiliazioni del carcere e dalle derisioni da parte dei suoi avversari, ottenne la totale indipendenza dell’India e la libertà dei suoi connazionali che furono finalmente sciolti da un lunghissimo periodo di tempo di schiavismo, di soprusi e angherie indicibili in casa loro.
Proclamata l’indipendenza, avvertendo di essere ormai troppo vecchio e soprattutto stanco di lottare, fece nominare Presidente della Nuova Repubblica dell’India il suo fedelissimo discepolo e amico Jawaharlal Neru, il quale, seguendo le direttive di Gandhi, in pochi anni riuscì a risollevare la gravissima situazione economica, sociale e politica dell’India, lasciata dal regime dell’Impero britannico.
Purtroppo, però, anche Gandhi, la persona che per tantissimi indiani e non solo, era e resterà il Mahatma e il Bapu, dovette seguire il destino dei grandi: venne assassinato con tre colpi di pistola al petto da uno scellerato sicuramente assoldato dai segregazionisti, suoi avversari.
 

A cura di Nuccio Sapuppo

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