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La rubrica del venerdì: la rivoluzione culturale sociale e politica del ’68

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Col termine ’68 si indica il fenomeno socio-culturale di protesta verificatosi non solo in Italia ma anche in Europa e nel mondo intero. Si indica il ’68 perché fu l’anno in cui la protesta raggiunse il suo culmine. Si trattò in pratica della concentrazione ed intesa di grandi movimenti di massa, socialmente eterogenei (studenti, lavoratori, intellettuali e gruppi etnici), formatisi in maniera spontanea, i quali con la loro forte carica di contestazione cercarono di contrastare gli apparati di potere dominanti e le loro ideologia.

Il sessantotto fu un movimento soprattutto sociale e politico che all’epoca effettivamente divise sia l’opinione pubblica che quella dei critici. Mentre alcuni lo giudicavano un movimento progressista e quindi positivo intento ad introdurre movimenti irreversibili (quali, lo sviluppo dello spirito critico in ogni campo della società già in crescita, il progressivo superamento delle diverse forme di inutile moralismo, quelle dell’autoritarismo e di emarginazione della donna e di altri settori deboli della società). Altri ritenevano si trattasse di un fenomeno di conformismo di massa passeggero, una ondata eversiva che però avrebbe potuto riuscire a mettere in serio pericolo la stabilità della società liberaldemocratica già assestata.

Il movimento era nato occasionalmente negli Stati Uniti a metà degli anni Sessanta e raggiunse la sua massima espansione in Europa nel 1968 e l’apice con il maggio francese. Già nel ’64 a Berkeley l’Università californiana che in quel momento costituiva l’emblema della società americana, scoppiò una rivolta da parte degli studenti inferociti contro il “sistema”. Il contagio fu immediato. Si formarono non solo negli USA ma nel mondo intero dei movimenti contro la guerra nel Vietnam, a favore delle battaglie per i diritti civili e le filosofie che esprimevano ancora apprezzamento per la discriminazione di ogni genere, decisi ad ottenere il capovolgimento di alcuni valori considerati ormai obsoleti con altri facenti parte dei diritti fondamentali dell’uomo.

Si diffuse così in ogni parte del mondo, compresa quella comunista, una contestazione generale. Nelle scuole gli studenti rifiutavano i pregiudizi dei professori, nelle fabbriche gli operai rifiutavano l’organizzazione del lavoro e nelle piazze si gridava allo scandalo del razzismo etnico. A contribuire a questo tipo di lotta ideologica e culturale nacquero diversi movimenti che portavano avanti i vari problemi sul tappeto, in letteratura nacque il movimento beat e la beat generation per denigrare un certo tipo di cultura del passato non più valida, nacque il movimento hippy che inneggiava al modo di vivere assolutamente libero (o libertino?) reclamando anche la libertà dell’uso e di sostanze stupefacenti, con la particolare pretesa della liberalizzazione dell’LSD, un tremendo allucinogeno, che, secondo i sostenitori, sarebbe servito per aprire la mente, e nacquero anche i provo, soprattutto nei Paesi Bassi, la cui battaglia era incentrata contro il comunismo e in difesa dell’ambiente. Attuavano manifestazioni sempre non violente ed inneggiavano alle biciclette bianche e l’abolizione del traffico motorizzato.

Negli anni Sessanta era già nata anche la nuova sinistra in opposizione alla sinistra tradizionale, basata sulla disuguaglianza sociale e lo sfruttamento del lavoro, ma con il coinvolgimento della persona umana nella nuova società industriale avanzata, contro l’alienazione, il disagio, l’autoritarismo, la disumanizzazione indotta dal mercato, dai costumi e dai mezzi di comunicazione di massa che manipolavano il pensiero ed inducevano a falsi bisogni.

Anche la morte di Che Guevara contribuì non poco all’enfatizzare questi movimenti che, essendo stato il Che protagonista della rivoluzione a Cuba e notoriamente anti-imperialista, lo presero come simbolo della contestazione e della nascita della nuova società progressista.

L’azione di tutti questi movimenti formatisi spontaneamente in fretta e con le idee ben chiare, andando contro corrente, dimostrarono senza paura il coraggio di mettere sul tappeto della cultura, dell’economia e del lavoro tutti i problemi che da tempo avevano bisogno di un sano e proficuo aggiornamento. Ognuno nel suo settore, contribuì efficacemente ad incentivare il fermento che già bolliva nelle viscere del grande cratere del mondo, lo fecero con efficienza ed ebbero tutti insieme nel ’68 l’epilogo delle loro battaglie ottenendo i risultati che si erano riproposti.

Praticamente nel ’68 coincise la somma di tutti questi fenomeni che già fermentavano in seno alla società vigente, che effettivamente aveva bisogno di diritti e conquiste nuove dal punto di vista sociale ed economico. 

Il valore e il senso della contestazione coinvolse gli animi di tutti i componenti la società e si verificò una vera e propria rivoluzione, pacifica e non violenza, a parte qualche scaramuccia soprattutto all’interno delle Università. A cancellare questo fermento con un bel colpo di spugna contribuì negli anni successivi, grazie anche al progresso tecnologico e all’affermarsi della società industriale, il lento ma continuo affermarsi del boom economico che investì tutti i settori della nostra società e riuscì ad aprire i cuori dei cittadini del mondo alla speranza di un mondo migliore.

A cura di Nuccio Sapuppo

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