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La rubrica del venerdì: la crisi energetica del 1973 e del 1979 nel mondo

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Crisi energetica ed embargo del greggio o del petrolio, sono due espressioni apparentemente semplici ed innocue, ma che durante gli anni settanta del secolo scorso ebbero la forza e la capacità di mettere in seria difficoltà il mondo occidentale tenendolo in scacco sul filo di lana per due lunghi periodi e senza fiato oltre che senza carburante.

Le due espressioni si riferiscono a due diversi avvenimenti verificatisi nella seconda metà del secolo scorso e precisamente nel 1973 e nel 1979 dovuti soprattutto a crisi collegate alla scarsa possibilità di approvvigionamento del petrolio.

Nel 1973 si verificò di punto in bianco il brusco aumento del prezzo del greggio e dei suoi derivati. La causa fu determinata dalla guerra dichiarata dalla Siria e dall’Egitto ad Israele proprio nel giorno della ricorrenza ebraica dello Yom Kippur, dalla quale la guerra prese il nome.

I paesi associati all’OPEC (Paesi esportatori di petrolio) in quel momento decisero di sostenere l’azione della Siria e dell’Egitto tramite robusti aumenti del prezzo del barile del greggio e dell’embargo maggiormente nei confronti dei Paesi filoisraeliani. Le misure dell’OPEC condussero ad una repentina interruzione del flusso di approvvigionamento di petrolio verso le Nazioni importatrici.     

 La crisi pose fine al ciclo dello sviluppo economico che aveva caratterizzato l’Occidente negli anni ’50 e ’60. Le conseguenze di austerity sull’industria furono assai pesanti perché per la prima volta nella sua storia si trovò costretta ad affrontare il grave problema del risparmio energetico.

 Mentre nel 1979 la crisi fu provocata dal brusco rialzo che si verificò nel mercato internazionale del prezzo del petrolio a seguito della rivoluzione islamica in Iran e la successiva guerra fra lo stesso Iran e l’Iraq di Saddam Hussein del 1979, che causò effetti negativi sull’apparato produttivo dei paesi dipendenti per il 70% dal petrolio e dai suoi derivati. L’economia dei Paesi industrializzati infatti era fortemente dipendente dal petrolio, già da tempo, diventata la più importante fonte di energia per la produzione industriale, quella agricola e dei trasporti.

Le riserve del petrolio non riuscirono a garantire più le forniture necessarie, l’embargo imposto nel 1973 dall’Arabia Saudita e dagli altri produttori di petrolio del Medio Oriente provocò un forte incremento del prezzo del greggio e quindi anche della benzina, dell’olio combustibile, del propano e di altri prodotti chimici derivati. La fine fu determinata dal sollecito aumento dell’estrazione di greggio da parte dell’Arabia Saudita, la quale rendendosi conto dei gravi danni economici che aveva provocato quella grave crisi, riaprì i pozzi come rivalsa e risposta alla guerra tra Iran e Iraq che perdurava ed aveva contribuito alla crescita smisurata del prezzo del petrolio e di conseguenza la crisi energetica.  

Quella grave crisi energetica indusse alcune Nazioni Europee ad iniziare delle approfondite ricerche scientifiche al fine di trovare altre fonti energetiche alternative al petrolio. La Norvegia ad esempio scoprì dei giacimenti petroliferi in fondo al Mare del Nord, mentre altre Nazioni indirizzarono la loro ricerca verso altre fonti di energia quali il gas naturale e l’energia atomica. In Italia il Presidente del Consiglio del momento, Mariano Rumor, varò un piano nazionale di “austerity economica” per evitare gli sprechi, che prevedeva di non circolare in macchina la domenica (che tristezza!) la fine anticipata la sera dei programmi televisivi e la riduzione dell’illuminazione stradale e commerciale, mentre l’Enel, fino ad allora la nostra ditta depositaria di qualsiasi fonte di energia, impostò allora una riforma energetica complessiva con la costruzione di centrali nucleari.

Chi ha vissuto quegli anni può senz’altro testimoniare quale tristezza si provava nel vivere quelle ristrettezze come vere e proprie mortificazioni della libertà individuale! 

A cura di Nuccio Sapuppo

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