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La rubrica del venerdì: la civiltà contadina nel feudo

Fino a tutto il Medioevo l’Italia era governata da pochi signorotti, re, principi, granduchi etc., con la protezione del Papa che si spartivano gli agglomerati urbani ed i terreni della stessa zona. Dagli abitanti dei paesini riscuotevano le tasse la cui entità stabilivano loro stessi ad libitum in base alle loro pretese, mentre nei terreni dello stesso territorio, che si chiamavano feudi dei quali erano sempre loro i proprietari, facevano coltivare solitamente a frumento, orzo ed avena, la terra dai contadini del posto, che ospitavano, comprese le moglie ed i figli sia maschi che femmine, in modesti caseggiati chiamati casere che facevano costruire in fianco alle loro residenze lussuose che solitamente erano dei veri e propri castelli, con le torri in alto, il fossato tutto intorno alla costruzione sempre pieno d’acqua col ponte levatoio ed un ingresso fatto con travi di legno rafforzati da ferro. 

Sia i cittadini dei paesini che i contadini dei feudi venivano considerati di proprietà del feudatario e venivano sfruttati al massimo, da alcuni feudatari addirittura trattati come schiavi. In pratica i cittadini così detti liberi dovevano sgobbare per pagare le tasse loro imposte ed i contadini dei feudi erano costretti a lavorare per avere in cambio soltanto il necessario per la loro sopravvivenza e quella dei loro familiari.

Durante quel lungo periodo, durato parecchi secoli, i contadini, ispirati a vivere nella maniera più civile possibile, produssero il vademecum e le regole di una civiltà detta appunto contadina, nella quale erano riusciti a puntualizzare con saggezza le norme principali del vivere civile, creando anche una gerarchia fra di loro spartendo compiti e competenze all’interno della casera in cui vivevano. Essi col loro comportamento, la loro coerenza ed il senso del dovere e di responsabilità, scrissero una lunga e meravigliosa pagina di civiltà tutta propria tramandando ai loro posteri solo buoni esempi.    Effettivamente la nostra storia civile e sociale ebbe inizio quando finì quello stato di cose, fatto di coercizione e di indigenza, quando cioè si formarono i paesi, i contadini ebbero la loro terra da coltivare in mezzadria, ed acquisirono alcuni diritti fondamentali e nello stesso tempo elementari di cui erano stati privati da sempre, quali la libertà di parola, la libertà del lavoro ed il diritto all’istruzione e cominciarono a tramandarci nobili tradizioni.

A cura di Nuccio Sapuppo

Photo Credits: https://it.quora.com

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