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La rubrica del venerdì: Ku Klux Klan – L’organizzazione razzista americana

2 minuti di lettura

È la più vile e subdola forma di razzismo che mente umana abbia potuto concepire nella sua storia. Solo un uomo incivile e crudele poteva inventare contro i propri simili di pelle scura un supplizio peggiore di questo. Si trattò di una pratica sfacciata a solo scopo razzista, mossa dalla volontà di una violenza di gruppo. Gli accoliti operavano incappucciati e avvolti in un lenzuolo bianco a viso completamente coperto per non farsi riconoscere dalle loro vittime, tenendo in mano una torcia accesa. Solitamente si spostavano di notte, in maniera subdola, all’improvviso, risultando una lotta impari destinata a uccidere degli uomini “morti”.
 

 
Nell’abbigliamento cercavano di imitare palesemente i Templari, di memoria medievale, ispirati alla massoneria europea diffusa in quegli anni.
Cominciata nel periodo tra il 1865 e il 1871, la pratica del Ku Klux Klan era esercitata in alcune città degli Stati Uniti d’America, per poi essere ripresa dal 1915 al 1946. A rimettercene, migliaia di vittime innocenti, colpevoli del solo fatto di essere nate in Africa con la pelle “nera” e poi essere emigrate in America in cerca di migliori condizioni di vita. Il KKK era una sorta di impero invisibile. A meno che non se ne facesse parte, nessuno conosceva i nomi degli adepti alle sette esistenti.
 
L’origine del KKK era strettamente religiosa, legata a una visione distorta del Protestantesimo e a una interpretazione sbagliata di alcuni versetti della Bibbia, secondo la quale l’oppressione dei neri, come pure degli Ebrei, era vista come parte del “Piano di Dio”. Questo movimento, inoltre, fu considerato anticattolico al punto da integrare nella sua ortodossia l’antipapismo. Riteneva che i gruppi di immigrati cattolici, polacchi, irlandesi, slovacchi e italiani fossero un corpo estraneo all’americanismo.
 
KKK è il nome utilizzato da diverse organizzazioni segrete presenti negli USA, le quali procedevano secondo modalità terroristiche, marcate da contenuti razzisti che propugnavano la superiorità della supposta razza bianca. Storicamente si distinsero tre fasi del movimento. La prima andava dal 1865 al 1874 ed era strutturata come una confraternita di ex militari degli Stati Confederati d’America, a cui aderivano gli Stati del Sud. Questi provocarono una guerra di secessione, perché contrari all’abolizione dello schiavismo. La seconda durò dal 1915 al 1944, quando il movimento assunse la fisionomia tipica, mentre la terza si diffuse dal Secondo Dopoguerra, caratterizzato da una grande frammentazione in una miriade di piccoli gruppi fra loro sconnessi, che però utilizzavano impropriamente il nome del KKK.
 

 
Nel tempo l’organizzazione cercò sempre più di accostarsi a ideali nazionalisti e discriminatori di estrema destra, quali, ad esempio, il razzismo, l’antisemitismo, perfino l’antipapismo e l’omofobia. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’organizzazione si frazionò e alcuni gruppi tentarono di fronteggiare il movimento antisegregazionista di Martin Luther King e di Rosa Park senza però riuscire a concludere gesta eclatanti, eccezion fatta per quella del 1981, quando i figli di Bennie Hays (importante esponente del KKK) sgozzarono e impiccarono Michael Donald, un ragazzo diciannovenne afroamericano. I due imputati furono condannati, uno alla pena di morte, l’altro all’ergastolo e i complici dovettero pagare sette milioni di dollari alla famiglia della vittima.
A seguito di quel pagamento, il KKK entrò in bancarotta. I gruppi ancora oggi esistenti sono considerati delle falange di estrema destra e sopravvivono solo come gruppi isolati e dispersi, che contano soltanto qualche migliaio di adepti in tutti gli Stati Uniti.
 

A cura di Nuccio Sapuppo

 

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