Site icon Il Nuovo Terraglio

La rubrica del venerdì: “Don Luigi Sturzo sarà presto santo”!

Nel 150esimo anniversario della nascita e nel 100esimo della fondazione della DC, continuiamo l’analisi della poliedrica figura di raffinato uomo di cultura, di religioso irreprensibile e politico di spicco di:

Don Luigi Sturzo

 
 
È recentemente apparsa su tutti i giornali la notizia che don Luigi Sturzo, sacerdote calatino, senatore a vita, uomo politico e sociologo di fama mondiale sarà presto Santo.
 
È una notizia questa che sicuramente per l’ennesima volta dividerà il mondo cattolico in due.
Certamente saranno favorevoli, oltre ai suoi discepoli e seguaci, le persone semplici, quelle così dette comuni, del popolino e tutte quelle che facevano parte e condividono ancora adesso la tradizione contadina, valorizzata da Sturzo, con le sue leggi, le sue usanze e la profonda “civiltà” che ci hanno tramandato da padre in figlio, a partire dal medioevo fino ai giorni nostri che si sentirono protetti dalla sua decisa azione politica mentre era in vita. Mentre tra i contrari sicuramente si schiererà tutta la massa di politici e politicanti, compresi anche alcuni del suo stesso partito, che con le loro tangenti, i favoritismi e la pratica sfrenata del clientelismo sono riusciti in poco più di una trentina di anni a distruggere il Partito Politico che don Luigi Sturzo con tanta fatica aveva ideato, creato e fondato e che per più di mezzo secolo aveva dominato la scena politica italiana col nome di Democrazia Cristiana, vanificando i suoi sforzi ed i suoi sacrifici per riuscire in quella impresa che aveva sfruttato alcune idee base di Giuseppe Garibaldi diffuse verso la metà dell’ottocento per le quali si batterono, per farle affermare tra la popolazione italiana, da veri eroi alcuni personaggi immortali della nostra storia più recente.
 
La causa di beatificazione è stata chiesta e patrocinata da un altro illustre figlio della fertile terra calatina, che ha compiuto gli studi e la sua formazione umana, culturale e religiosa tra le mura dello stesso Seminario nel quale poco più di un secolo prima don Luigi Sturzo era stato dotto insegnante di Filosofia, Sociologia, Diritto pubblico Ecclesiastico, Italiano e canto sacro per i suoi colleghi Seminaristi del Liceo e di Teologia a Caltagirone, mentre preparava le sue Lauree in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana ed alla Sapienza in quella di Filosofia.
 
L’iniziativa di chiedere autorevolmente ed a gran voce la sua causa di beatificazione al Tribunale Ecclesiastico della Curia Romana è maturata nella mente di S. E. Monsignor Michele Pennisi (classe 1946), già Vescovo di Piazza Armerina ed attuale titolare della prestigiosa sede arcivescovile di Monreale (PA).
 
Luigi Sturzo era nato a Caltagirone il 26 novembre 1871 da genitori borghesi e benestanti appartenenti all’aristocrazia agricola siciliana, i quali ebbero anche un altro figlio maschio di nome Mario il quale crescendo aveva scelto di farsi Sacerdote anche lui. Mario era un uomo colto, di intelligenza sottile ed acuta, autore di romanzi e racconti a sfondo sociale che nel 1903 divenne Vescovo di Piazza Armerina.
 
Invece Luigi scelse di dedicare alla politica la sua azione e la sua vita, dedicando ogni giorno, dopo aver assolto gli obblighi del suo ministero sacerdotale, il suo tempo libero totalmente alla politica. Fin dai primi giorni del suo Sacerdozio la sua attenzione era destinata ai problemi che gravavano nella società in cui lui stesso visse ed i palpiti del suo cuore generoso battevano per le classi sociali più povere e più deboli, gli operai delle poche fabbriche allora esistenti nel territorio, che non potevano contare su nessun supporto da parte dei Sindacati che non esistevano ancora e dei contadini che venivano dalla amara esperienza del feudo e della casera dove lavoravano e dove abitavano in quasi totale schiavitù caricati solamente di doveri e mai di diritti.
 
Nonostante fosse uno spirito libero all’ennesima potenza dimostrò in diverse occasioni ed anche con gesti eclatanti la sua sottomissione alla Chiesa di Roma della quale si sentiva umile rappresentante, ubbidendo ciecamente agli ordini che gli pervenivano dal Vaticano, compresi quelli che il suo buon senso valutava talvolta inopportuni.
 
Io, come suo umile discepolo e seguace ne sarei enormemente felice ed orgoglioso se la Chiesa, che in vita lo ha spesso osteggiato, rivalutasse la sua figura ed il suo operato, elevandolo agli onori degli altari, proclamandolo Santo.
 

A cura di Nuccio Sapuppo

 
Photo Credits: romasette.it

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version