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La rubrica del venerdì: come si arrivò all’Unità d’Italia del 1861

Quello di riunire finalmente l’Italia sotto un unico Regno e al comando di un solo regnante che fosse gradito alla totalità degli Italiani era un progetto che la Nazione, i Politici dell’800 e soprattutto il popolo perseguivano da diversi decenni, durante i quali erano stati fatti numerosi tentativi anche cruenti organizzando nelle varie città italiane dei moti rivoluzionari nel tentativo di abbattere le vecchie protezioni dei piccoli e numerosi regni e zone di potere esistenti in Italia fino ad allora. Ma qualsiasi tentativo era stato soffocato sempre nel nascere con l’aggravante che quei fatti avevano prodotto solo delle vittime innocenti che avevano combattuto per una causa giusta. 

Effettivamente il popolo era stanco di dover sopportare questo stato di cose caratterizzato fra l’altro da continue e noiose usurpazioni e angherie di ogni genere. I francesi addirittura pretendevano di continuare a gestire il regno di una parte dell’Italia con una sede fuori dai confini italiani, nella Savoia francese, passata successivamente in Sardegna quando, in seguito al Trattato dell’Aia, il regno fu consegnato ai Duchi di Savoia e fu insediato nel trono Vittorio Amedeo II° di Savoia il quale nel 1720 instaurò in quell’isola il Regno di Sardegna.

Era effettivamente una situazione insostenibile sia dal punto di vista della sovranità dello Stato e sia da quello del diritto di ogni Nazione della sua autonomia politica ed amministrativa. Mentre in pratica in quel periodo l’Italia veniva trattata come se fosse una colonia francese.

Ma finché lo Stato italiano era spezzettato in piccoli regni e molte zone di potere, non aveva la forza di opporsi a comportamenti scorretti da parte dei signorotti protetti dai re e sparsi in tutta l’Italia. Per mettere a posto le cose era necessario assolutamente realizzare prima l’Unità della Nazione e dello Stato Italiano.    

Un altro motivo per cui non si riusciva ad arrivare al dunque era rappresentato dalla momentanea acquiescenza dei partiti politici, dei quali, i Liberali continuavano a litigare anche al loro interno per conquistare la leadership ed occupare le poltrone più alte del potere e del nuovo Stato. E anche i Socialisti erano troppo impegnati a gestire le continue fusioni e divisioni con l’ala sinistra del partito dalla quale in seguito scaturì il Partito Comunista.

G. Mazzini – B. Cavour – G. Garibaldi

Da vero uomo d’azione ne approfittò il Generale Giuseppe Garibaldi, il quale, essendo prese l’iniziativa di concludere una questione la cui soluzione per decenni si era protratta a rilento. La prima mossa fu quella di indottrinare il popolo con nuove idee che parlavano non più di doveri per i contadini ma di diritti, al lavoro, alla mezzadria dei terreni del feudo. L’idea successiva fu quella di smetterla di tergiversare e passare finalmente all’azione. Arruolò mille volontari e compì quel capolavoro di spedizione attraversando tutte le regioni italiane e consegnarle all’unico Re ben voluto dall’intera popolazione italiana Vittorio Emanuele II di Savoia, il quale nel frattempo gli era venuto incontro e si ritrovarono a Teano l’uno al cospetto dell’altro, dove Garibaldi il 26 ottobre del 1860, gli offrì l’Italia finalmente unita. In quello storico momento si concluse la spedizione dei Mille che segnò il 1° passo determinante verso la ricostituzione dell’Italia in un’unica Nazione con un solo Re. La cosa sorprendente fu che non ci furono spargimenti di sangue né diatribe di nessun genere fra i componenti la spedizione ed i cittadini italiani delle diverse regioni che i Mille attraversarono. 

Quel gesto, che alcuni contemporanei non esitarono a definire insensato e rischioso, mise fine ad almeno mezzo secolo di lotte e spargimenti di sangue ed il raggiungimento di un traguardo che per troppo tempo era rimasto solo un miraggio. 

A cura di Nuccio Sapuppo

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