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La rivoluzione russa di Lenin

Avvenne nel 1917 e fu denominata Rivoluzione d’ottobre, in un momento storico particolarmente delicato nel quale alcune nazioni europee, fra le quali l’impero russo che faceva parte della Triplice Alleanza, mentre conducevano le operazioni della Prima guerra mondiale, si sforzavano di ristrutturare l’assetto politico e territoriale delle proprie nazioni, Lenin, al comando dei Bolscevichi, nel tentativo di mettere in pratica, con una visione distorta, le teorie sociali ed economiche di Karl Marx e Friedrich Engels. Queste ultime non prevedevano la rivoluzione per conquistare il potere politico e governativo di una nazione, né per la loro affermazione e diffusione. Approfittando della stanchezza dell’esercito dell’Impero Russo impegnato nella Prima guerra mondiale, tentò il rovesciamento del potente impero russo, riuscendovi, lo sopraffece e ne detronizzò il Re Nicola II°, instaurando prima la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e successivamente, in seguito alla guerra civile russa, scoppiata subito dopo, nel 1922, l’Unione Sovietica.

 

L’azione rivoluzionaria di Lenin, che riuscì a conquistare il potere in maniera quasi pacifica per la scarsa resistenza trovata da parte dei controrivoluzionari, purtroppo ebbe un grande successo, perché riuscì a conquistare il potere della nazione. Non solo, ma il risultato e l’ideologia propagandata in quell’impresa perdurarono a lungo nel tempo e attecchirono anche in parecchie nazioni dell’Europa dell’Est, dalle quali il Cremlino riuscì ad ottenere non solo il consenso, ma anche l’adesione. Quella enorme coalizione che venne a formare l’Unione Sovietica, firmando il Patto di Varsavia che coinvolgeva quelle nazioni, disseminando in Europa la dittatura, risultata poi una delle peggiori della storia perché ridusse interamente quella parte dell’Europa, già povera, alla miseria e produsse nell’arco di tempo nel quale perdurò e prosperò nelle nazioni dell’Europa orientale migliaia di morti di persone, vittime di abusi e soprusi da parte dei loro regimi, e furono giustiziate solo perché non condividevano l’ideologia e i sistemi dei governi dei loro dittatori.

 

Solo dopo più di un secolo e mezzo, a partire da Nikita Krusciov, ma soprattutto per merito di Michail Gorbacev, durante la Guerra fredda, il quale si prestò al dialogo con gli Usa e l’Occidente, lentamente, ruppe i rapporti di dominio delle Nazioni che facevano parte dell’Unione Sovietica, lasciandole libere di scegliersi la forma politica maggiormente a loro congeniale.

Un’operazione molto difficile e complicata che si è conclusa con l’abbattimento del muro di Berlino.

 

Gli strascichi e le conseguenze, dal punto di vista socio-politico ed economico, sono state molto gravi purtroppo, perché quel folto gruppo di nazioni, avendo usufruito sempre degli aiuti, soprattutto economici, della “madre” Russia, ed essendo stati governati generalmente da Dittatori che le hanno ridotte alla fame, hanno fatto enorme fatica a riprendere in mano le sorti politiche ed amministrative dei loro Stati.

 

Solo a distanza di una trentina di anni le nazioni che appartenevano all’Unione Sovietica ed avevano aderito al Patto di Varsavia, hanno cominciato a prosperare, ad usufruire e godere della loro autonomia politica e ricostruire l’intero assetto del loro Stato.

 

 

A cura di Nuccio Sapuppo

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