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La Rivoluzione di Mao Tse-tung in Cina

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Il merito principale di Mao Zedong (n. in Cina nel 1893 – m. in Cina nel 1976) fu quello di aver trasformato il popolo cinese da gente incolta e primitiva in un popolo che a livello mondiale, grazie ai suoi pur discutibili metodi politici, è diventato una tra le più solide potenze sia a livello economico che industriale.

 

Fu un grande Capo di Stato, apprezzato anche in parecchie parti del mondo da esponenti eminenti avversari politici per le sue idee profondamente riformiste, che applicò nel Governo della sua grande Nazione. La sua istruzione era di grado universitario, avendo frequentato l’Università della Quarta Scuola Normale di Changsha, una sede universitaria molto prestigiosa in Cina.

 

Nel momento in cui prese in mano le redini della politica e del potere Mao, la Cina stava attraversando un momento di défaillance rispetto al progresso tecnologico ed economico che nel mondo viaggiava alla velocità della luce.

 

Mao ebbe due intuizioni che sfruttò al massimo per poter ottenere quei risultati che oggi constatiamo tutti. Innanzitutto comprese che per saper governare e ottenere risultati bisogna adoperare un metodo, bisogna sapere organizzare il proprio popolo, soprattutto dal punto di vista industriale. Secondariamente, a costo di accaparrarsi l’antipatia del suo popolo, capì di doverlo sfruttare, almeno per un certo periodo, come forza lavoro. Trattandoli come fossero delle macchine, obbligò i suoi sudditi a sospendere i rapporti sociali (e probabilmente anche quelli sessuali!). Rinchiuse gli uomini da una parte e le donne da un’altra, costringendoli a lavorare per almeno 15 ore al giorno e lasciandoli liberi solo per dormire e recuperare le forze per il giorno dopo.  

 

Sotto la sua guida, il Partito Comunista Cinese era salito al Governo di quella grande Nazione, in seguito alla vittoria nella guerra civile e della fondazione della Repubblica Popolare Cinese della quale già dal 1949 Mao fu il Presidente fino al 1976 data della sua morte. Mao alla guida della Cina sviluppò il Marxismo – Leninismo “sinizzato” noto col nome di “maoismo”, collettivizzando l’agricoltura e l’intero mondo contadino cinese, con il così detto “balzo in avanti”. Mao fu anche promotore di una alleanza con l’Unione Sovietica e lanciò la grande rivoluzione culturale.

 

A Mao vengono attribuiti la creazione di una Cina unificata e libera dalla dominazione straniera, l’intervento cinese in Corea, l’invasione del Tibet ed il conflitto sino – indiano del 1962, l’uso della repressione e dei lavori forzati, la riforma agraria cinese e le conseguenti uccisioni di massa di tutti i proprietari terrieri cinesi ostili al suo operato, le politiche del “grande balzo in avanti” la conseguente epocale carestia cinese e la rivoluzione culturale. Le vittime sotto il regime di Mao sono stimate tra i 13 e i 46 milioni di persone. In compenso, dal 1949 e nei successivi 30 anni, il tasso di alfabetizzazione passò dal 20% al 65% e la condizione femminile subì un miglioramento notevole.

 

All’apice del suo culto della personalità, Mao Tse-tung era comunemente noto come “il quattro volte grande, Grande Maestro, Grande Capo, Grande Timoniere e Grande Comandante Supremo”. Il Comunismo marxista-leninista praticato da Mao e diventato maoismo, era contro il revisionismo sovietico moderno di Kruscev, il capitalismo, il parlamentarismo e la rivoluzione proletaria, infatti considerava Stalin come l’ultimo vero leader socialista della storia del Comunismo Internazionale.

 

Dopo la morte di Mao, nel 1978 gli successe Deng Xiaoping ed ebbero inizio le vere riforme che hanno cambiato radicalmente il maoismo in Cina, accettando in parte un capitalismo moderato e privilegiando la politica del Governo non in maniera ideologica, come preferiva Mao, ma in base ai risultati economici. Oggi infatti la Cina è una delle Nazioni economicamente più salda del mondo e dal punto di vista industriale tra le più attive ed affidabili, riuscendo a fare anche una fortissima concorrenza alle Nazioni più evolute del mondo occidentale su diversi settori commerciali ed industriali.

 

A cura di Nuccio Sapuppo

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