La ricchezza delle nazioni è il celebre testo scritto da Adam Smith nel Settecento, considerato il fondamento dell’economia moderna. In estrema sintesi, la tesi di Smith è che la ricchezza di uno Stato non derivi dal potere o dal patrimonio accumulato da pochi, ma dal lavoro di tutti coloro che — attraverso la fatica e i sacrifici — collaborano al progresso collettivo, generando per sé e per gli altri benessere e sicurezza.
Quando però si consuma una tragedia come quella avvenuta a Pietralata, nella periferia di Roma, ecco che quella ricchezza improvvisamente svanisce, si vaporizza e non c’è più per nessuno.
A Pietralata, Luca e Valentina, insieme alla figlia Bianca e al loro cane, hanno deciso di andarsene. Lo hanno fatto lasciando poche parole che pesano come un macigno: “Da soli non ce la facciamo”.
La piccola Bianca, appena cinque anni, era affetta da una grave disabilità che richiedeva cure e assistenza continue. Il lavoro di Luca non bastava a superare una sorte che aveva minato ogni speranza nel futuro. L’intervento dei servizi sociali c’era, ma si è rivelato insufficiente a dare tregua a un’angoscia priva di rimedio.
Sentendosi soli e sopraffatti, hanno visto nell’andarsene tutti insieme l’unica via per liberarsi dal dolore.
Il fatto che questo dramma si sia consumato proprio a Pietralata richiama alla memoria le pagine de La Storia di Elsa Morante, ambientate negli stessi luoghi.
Lì, tra i rifugiati e i senzatetto in attesa della Liberazione alla fine della guerra, ammassati a decine in un capannone su materassi di fortuna e con le provviste del mercato nero, le persone non erano sole. Condividevano spazi e cibo, e ce n’era per tutti: vecchi, bambini e persino gatti. Non erano soli, erano solidali.
Dopo la notizia di cronaca, il mondo ha continuato a girare indifferente, popolato da personaggi arroganti, insignificanti e da cialtroni di ogni estrazione e censo. Il teatrino delle vanità non si è fermato neppure per un istante, come se nulla fosse accaduto.
Ma è proprio su questa ricchezza perduta in un gesto così tragico che dobbiamo riflettere. Una ricchezza che non potrà essere ricostruita se non attraverso il contributo responsabile, attento e consapevole di ciascuno di noi.
Affinché, dove la speranza è finita o ce n’è troppo poca, la solidarietà possa tornare a funzionare, permettendoci di ricostruire e custodire ciò che ci rende davvero una comunità.
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