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La rubrica del venerdì: la poliedrica figura di Don Luigi Sturzo: uomo di cultura, sacerdote e politico di spicco

Nota della Redazione de Il Nuovo Terraglio ai propri Lettori e Lettrici Innanzitutto ci è gradita anche questa occasione per ringraziare i nostri Lettori e Lettrici per l’interesse sempre crescente che ci dimostrano, specialmente negli ultimi

Nota della Redazione de Il Nuovo Terraglio ai propri Lettori e Lettrici

Innanzitutto ci è gradita anche questa occasione per ringraziare i nostri Lettori e Lettrici per l’interesse sempre crescente che ci dimostrano, specialmente negli ultimi tempi, tanto da indurci a creare altre due rubriche che stanno funzionando alla grande e in maniera, speriamo, proficua. Sfruttando il favorevole momento in ascesa, intendiamo inaugurare una nuova rubrica per il settore prettamente culturale che ospiterà in pillole, secondo lo spirito del nostro giornale, tutti gli articoli, profili e monografie, riguardanti la Cultura, l’Arte e la Storia del nostro Paese.

 

L’occasione ce la offre la poliedrica figura, sia sotto l’aspetto di raffinato uomo di cultura che come religioso esemplare e politico di spicco del Novecento, impersonata da:

 

Don Luigi Sturzo
(Caltagirone, 26 novembre 1871 – Roma, 8 agosto 1959)

Fondatore della Democrazia Cristiana, del quale quest’anno ricorre il 150° anniversario della morte e anche il 100° anniversario della fondazione del Partito Popolare, che in seguito prese il nome di DC, inaugureremo questa categoria ricordando proprio lui.

 

Luigi Sturzo, era di origine siciliana, era nato a Caltagirone nel 1871, una ridente e diffusamente cattolica cittadina di circa 60 mila abitanti, adagiata su una vasta fiancata dei monti Iblei, proprio al centro della Sicilia. Da ragazzino era cagionevole di salute ed avendo deciso di entrare in seminario per percorrere la via del sacerdozio, fu costretto diverse volte a cambiare sede, fino a quando non trovò la città col clima a lui favorevole, che divenne la sede della sua formazione umana e culturale di base.

 

Divenuto sacerdote, cominciò subito a dedicare il suo tempo libero alla situazione politica di quel periodo abbastanza tormentato non solo a Caltagirone – dove Sturzo aveva compiuto i suoi studi e insegnava nel seminario locale diverse materie ai suoi colleghi più anziani, mentre preparava le sue lauree di Filosofia e Teologia a Roma – ma in tutta l’Italia.

 

Politicamente la situazione in quel preciso momento storico era abbastanza confusa. È vero che dopo lunghi anni di lotte e spargimento di sangue era stato raggiunto il grande obiettivo dell’Unità d’Italia, ma non era stata raggiunta ancora di pari passo la stabilità politica per poter governare l’Italia con una certa serenità e continuità. I partiti politici erano al loro interno tormentati da continui cambiamenti di assetto. I partiti liberali erano in continuo movimento, forse a causa dell’avidità del potere, per la quale i loro militanti facevano mancare in continuazione la stabilità in Parlamento e il Partito Socialista veniva sottoposto dai suoi iscritti a continue scissioni e fusioni causati dall’ala sinistra dalla quale in seguito ebbe origine il Partito Comunista. Luigi Sturzo mosse i suoi primi passi in politica facendo il pro-sindaco di Caltagirone, dove dimostrò abilità e talento e portò il suo partito al governo del Comune da lui stesso diretto come pro- sindaco per ben quindi anni.

 

Quel periodo diede inizio alla “gavetta” per il nostro giovane sacerdote con la vocazione di politico, il quale mosse i primi passi in quel mondo tanto complicato riuscendo a destreggiarsi tra burocrazia e ambiguità, riuscendo fin dai primi anni della sua azione, risultata socialmente utile, a dedicare il suo tempo libero ai suoi simili con dedizione ed efficacia.

 

Nel 1897 fondò a Caltagirone una Cassa Rurale intitolata a San Giacomo Patrono della città e una Mutua Cooperativa che diede molto fastidio ai Liberali Conservatori. Nello stesso anno fondò il giornale di orientamento politico-sociale La croce di Costantino. Il giornale riscosse l’approvazione delle classi cattoliche dei contadini ed operai mentre suscitò le ire dei massoni, i quali per ripicca ne bruciarono nella pubblica piazza di Caltagirone una copia. Questo fatto lo spinse a far parte nella fondazione del nuovo partito politico La Democrazia Cristiana, del quale però non ritirò mai la tessera.

 

Agli inizi del Novecento divenne collaboratore del quotidiano cattolico Il Sole del Mezzogiorno e nel 1902 guidò i cattolici calatini alle elezioni amministrative. Nel 1912 viene nominato Consigliere Provinciale della Provincia di Catania e nello stesso anno, alla vigilia di Natale, pronuncia un famoso discorso programmatico “sulla vita nazionale dei Cattolici”. Nel 1912 divenne Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia. Nel 1915 per la sua solerte attività all’interno dell’Azione Cattolica Italiana ne divenne Segretario della Giunta Centrale.

 

Negli anni Venti del Novecento, subito dopo la Grande Guerra, si era cominciato ad avvertire in Sicilia il nascere di una organizzazione malavitosa denominata mafia. E fu Don Sturzo che per primo ne denunciò il problema ed ebbe anche il coraggio sufficiente in un pubblico comizio per condannarne duramente e categoricamente sia l’esistenza che l’operato.

 

Ma la sua magistrale impresa fu quella che realizzò nel 1921 fondando il Partito Polare Italiano, mettendo in pratica e raccogliendo in uno storico Statuto, le innovative idee di Giuseppe Garibaldi, che ormai circolavano per l’intera Penisola e che erano anche i suoi personali principi di vita, riguardanti la libertà di pensiero e di azione, l’uguaglianza dei diversi ceti sociali e soprattutto l’impellente necessità di concedere ai contadini e agli operai compresi quelli di credo cristiano, che erano indifesi perché non esistevano ancora i Sindacati che li supportassero socialmente, maggiori diritti, almeno quelli fondamentali, rispetto ai troppi doveri dei quali erano stati soggetti per secoli.
Il PPI era un Partito politico che nella mente del suo fondatore non era solo destinato all’Italia e a quel determinato momento storico, ma che avrebbe dovuto durare per sempre e per i popoli del mondo intero.

 

 

A cura di Nuccio Sapuppo

 

Photo Credits: romasette.it

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