In un libro presentato dall’ISTRESCO
TREVISO. In questa stagione, in cui i gesti di alcuni personaggi celebri ricordano questo periodo storico, accompagnadoli ad affermazioni a dir poco imbarazzanti, è importante ripercorrere le fasi sia nazionali che locali che hanno portato all’ascesa del fascismo in Italia.
L’Istresco, l’Istituto Storico per la Resistenza di Treviso, ha presentato mercoledì 22 gennaio presso la Sala Coletti del Museo di Santa Caterina, un volume, seguito di un precedente , intitolato “La penetrazione del fascismo nella Marca trevigiana”, a cura di Lucio De Bortoli ed Amerigo Manesso, ex- insegnanti e storici, nonché facenti parte del comitato scientifico dell’istituto.
L’evento è stato presentato dalla presidente Chiara Scinni e con orgoglio, insieme ai due relatori principali ha presentato il giovane ricercatore Alessio Zanatta, che ha collaborato alle ricerche del libro in questione, in particolare sul caso Treviso.
La ricerca riguarda circa la metà dei comuni trevigiani e dal 1920 al 1923 la presenza sul territorio di leader locali che permettono la transizione, conservando intatto il patronage precedente.
Il quadro risulta quindi più complesso di quello che si pensa di solito, ossia che l’ascesa del fascismo fosse ineluttabile. Infatti i documenti e la stampa inerenti a quei primi anni ci riportano una situazione molto più fluida e ciò ci porta a riflettere sul fatto sia che il fascismo è andato al potere per la disunità degli altri partiti politici sia sulla brevità del tempo in cui è avvenuta questa transizione.
Innanzi tutto la modalità di penetrazione del movimento fascista è avvenuto nel trevigiano con una pluralità di strategie a seconda dei contesti sociali.
Ad esempio il ricorso alla violenza è vero solo in parte: è avvenuto prevalentemente nella Sinistra Piave, con l’assalto dei municipi di Oderzo e Motta di Livenza.
In realtà la violenza era già una prassi politica, ma con il fascismo ha fatto un salto di qualità: non solo più scazzottate, ma connivenza delle istituzioni e sovvenzioni da parte dei maggiorenti.
In secondo luogo avvengono pretestuose ispezioni prefettizie per presunto malgoverno delle amministrazioni elette nel’20, con il conseguente commissariamento dei comuni.
Il ruolo dei “ traghettatori”presenta una serie di “straordinarie” biografie: già amministratori, saltano sul carro dei vincitori o adattarono le esigenze del territorio al fascismo.
Ci furono poi delle sezioni del PNF particolarmente intraprendenti, come a Paese e Castagnole, nonché le liste concordate e la scelta di grandi famiglie, da cui provenivano personaggi dotati da grande consenso popolare e che lo usavano per spostarsi nel panorama politico.
Inoltre un aspetto da non sottovalutare è il policentrismo della provincia di Treviso, già presente nel 1600, come si può rilevare dall’Altlante dl Magnini che mantiene praticamente. la stessa toponomastica; per cui ogni località è quasi un caso a sé.
Quindi le masse popolari in questi microcontesti sono state contese tra le elite. Infatti tra fine Ottocento ed inizio Novecento sono sottoposte ad un paternalismo, che entra in crisi con la costituzione del sindacato cattolico dei lavoratori della terra. Il sindacato poi si declina nelle varie connotazioni politiche. Oltre 150.000 aderenti pensano di poter cambiare il patronage.
Ma nel 1920 questo progetto entra in crisi, perché la violenza e i duri scontri non potevano essere tollerati dal clero e dai popolari che prima lo sostenevano.
Le massi popolari quindi si ritrovano senza riferimento e si riaffidano a protezioni ottocentesche.
Il caso Treviso, poi, come ci ha esposto il giovane ricercatore Alessio Zanatta, è interessante perché
la città risulta essere un crocevia importante: ci sono infatti le redazioni dei giornali, allora unico mezzo di comunicazione .
E’ proprio qui che avvengono infatti i primi assalti dei fascisti ai giornali repubblicani e popolari per ridurli al silenzio.
Inoltre nel quartiere di Fiera vi era una numerosa presenza operaia e di socialisti.
Nel 1921 avviene l’assalto squadrista alla città di Treviso. La violenza fascista non è sistematica, ma ma estremamente mirata nel tentativo di zittire le voci dell’opposizione.
Bisogna ricordare che nel frattempo vi era stata la scissione del partito socialista, i cui membri per la maggior parte divengono comunisti. Di conseguenza il fronte sindacale si rompe completamente.
Nonostante ciò il fascismo fa difficoltà ad entrare a Treviso e riesce ad avere una propria sede solo con l’aiuto della sezione di Venezia.
Si può considerare quindi questo un libro di sintesi, che ragiona per problematiche sulla storia locale e territoriale e che si completa leggendo il primo volume, “Squadristi veneti all’assalto di Treviso 12- 14 luglio 1921, sepre di Lucio De Bortoli ed Amerigo Manesso,edito da Istresco.
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