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La partita di Monopoli

3 minuti di lettura

Siamo in Siciliaa Castellace, un paesino tra entroterra e mare a pochi chilometri da Taormina. Qui

Stefania Barbagallo e Clara Martinez, pur vivendo in un ambiente che [è] ancora prerogativa quasi esclusiva degli uomini, svolgono delle professioni per convenzione prettamente maschili, specie da quelle parti. Stefania infatti con il grado di maresciallo dirige la locale caserma dei carabinieri,  Clara è la proprietaria della farmacia del borgo.

[…] «Ma che fa? Scherza dottoressa? Ci sono io e faccio pagare una donna?»[…]« Non sia mai Tomase’. La parità dei sessi. Questa sconosciuta.»

Le due giovani donne sono legate da un’amicizia di lunga data alimentata da vicissitudini comuni e gusti affini:

«Forza, infila il costume  e scendiamo un’oretta in spiaggia, muoviti!»

[Stefania] prese il borsone da mare che teneva sempre in ufficio, si cambiò e la seguì docile…

…[Clara]Rovistò nella borsa e tirò fuori un coltellino con uno degli oggettini[ di legno] che stavano intagliando nell’ultimo periodo e glieli passò.

La vita ha avuto in serbo per loro anche momenti di difficoltà e delusioni. Per Stefania, in particolar modo, che si destreggia tra la caserma e la gestione delle due figlie, una, ancora bambina, l’altra alle soglie dell’adolescenza. Per fortuna i suoi genitori e i coniugi Martinez le offrono il loro aiuto in questo difficile compito, che, chi ha avuto a che fare con ragazzi di questa fascia d’età,  sa quanto sia delicato, e lo è ancora di più per il nostro maresciallo, a causa  dell’assenza di suo marito. Attilio Barbagallo fa infatti il medico e ormai da quasi due anni è residente a New York per motivi di lavoro. Stefania vive male questa situazione che via via sta mettendo a dura prova il loro matrimonio.

Avrebbe voluto sentirlo più vicino. Si sarebbe accontentata anche di un messaggio, una telefonata fuori orario, un qualsiasi segnale che le facesse capire che pensava a lei come moglie e non solo come madre delle sue figlie.

Clara invece non ha avuto figli e perciò lei e il marito, Massimo, [hanno] assunto la carica di “ zii” preferiti delle due bambine che viziano abbondantemente ricoprendole di attenzioni e di regali.

«Abbiamo comprato due regali per Giulia. Vince chi riesce a farle il regalo che le piacerà di più»

«Ma voi siete pazzi! Perché due?» la rimproverò Stefania.

[…] Giulia scartò per primo il pacco di Massimo. Era un gioco da tavolo, un Monopoli edizione dell’imbroglio.[ …] «Ma quando mai ho giocato a Monopoli io?»

Il dono dapprincipio non riceve un’accoglienza lusinghiera  ma Massimo non intende arrendersi per così poco e, si sa, alla fine chi la dura la vince:

«Sì, però questo ce lo portiamo a casa» dichiarò Giulia, prendendo la scatola del Monopoli sotto il braccio.

I Monopoli sono arrivati nel giorno del compleanno di Giulia, una giornata che era stata programmata come un momento da vivere in serenità e all’improvviso diventa per Stefania una specie di tour de force stressante dato che dal comando arriva improvvisa e sgradita la notizia dell’omicidio di Rosa Squillace, la facoltosa titolare dell’azienda agricola La zagara.

Il caso si presenta complesso, un vero e proprio rompicapo che porterà alla luce nel corso della sua evoluzione amori segreti, passioni, tradimenti e angherie. Stefania però, alla fine ne verrà a capo avvalendosi come sempre dell’appoggio dei suoi fedeli collaboratori, dell’aiuto dell’amica del cuore e perché no, anche  dei Monopoli i quali nella versione scelta da Massimo sono detentori di una cruda verità: nel gioco vince chi imbroglia e talvolta, aggiungiamo, anche nella vita.

Una scrittura fresca, un libro davvero piacevole, un giallo corale scandito dai ritmi della routine della vita paesana,  dei pettegolezzi in piazza, al bar e soprattutto in farmacia.

Un universo femminile, nel quale, però, come avviene nella migliore tradizione siciliana, trovano la giusta collocazione protettive figure maschili come quella di Massimo, il pacato consorte di Clara,  o quella di Nino, il nonno “sprintoso” delle due figlie di Stefania, e figure iconiche, come quella di don Pietro Arcidiacono.

Tanta leggerezza, ma anche profondità nel raccontare paure, emozioni, solitudini. Profumi di zagare e di mare, calore del sole, gavettoni in giardino e risate, ma anche lacrime e rabbia. I sapori della vita, insomma, ora più dolci ora più aspri, come quelli di una granita  di mandorla e gelsi o limone e gelsi accompagnata da una brioche calda calda, appena sfornata e col tuppo bello tondo.

Questo e altro è possibile trovare ne La partita di monopoli.

Lo consiglio vivamente.

Maria Lucia Martinez

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