Arte, Cultura, Storia e ArcheologiaSlide-mainVideo

La nuova linfa del MuGa, Museo Garibaldino di Mentana

2 minuti di lettura

Prosegue la nuova rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezza, delle curiosità, del fascino dell’Italia di ieri e di oggi.

Testo di Francesco Maria Rossi
Foto e video di Carlo Franchini

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Un vero e proprio intervento di “remise en forme”, con tanto di spolveramento e pulizia dei reperti posti nel tempo alla rinfusa, così come l’attuazione di un aggiornamento 2.0 usufruendo di supporti tecnologici ideati appositamente per la divulgazione culturale nei Musei, è stata un’ingente operazione d’ammodernamento curata dalla giovane Amministrazione Comunale di Mentana, guidata dal Sindaco Marco Benedetti, di concerto con l’Assessore alla Cultura Barbara Bravi e col nuovo Direttore Manuel Balducci, a ridare nuova linfa al MuGa (acronimo di Museo Garibaldino) di Mentana, nuovo Museo Multimediale dal 2017.

Sorto nel 1905 a una manciata di anni dalla Battaglia Garibaldina di Mentana, avvenuta nel 1867 tra i Sabaudi e le truppe Franco Pontificie dell’allora Papa Re, il Museo fu ideato dall’Arch. De Angelis sulla falsa riga di un tempio greco che assurgeva a metafora ideale tra i mille Garibaldini e i trecento eroi spartani delle Termopili.

Mentana, che nell’anno 1867 contava solo settecento abitanti, arrivò ad avere nei primi del ‘900 ben ventimila visitatori annui per un Museo nato con cimeli (armi, divise, medaglie, cappelli, documenti rari, ecc.) donati spontaneamente dagli eredi ed appassionati che avevano ancora vivo il ricordo del sangue versato dai giovani combattenti per l’Unità d’Italia, poi raggiunta nel 1870. “Ancora oggi riceviamo richieste via mail o telefoniche di ulteriori oggetti in donazione da ogni parte d’Italia – dice il neo direttore Manuel Balducci – a testimonianza che è ancora alto l’interesse verso Garibaldi e la storia d’Italia. Il restauro avvenuto per la prima volta nel 2017 col patrocinio dell’OMR (Organizzazione Museale della Regione Lazio) e l’autorizzazione della Sovraintendenza, ci ha dato la possibilità di valorizzare il Museo con pannelli, cassettiere, scritte colorate accattivanti, ma soprattutto riportare in vita le mitiche Camicie Rosse ed installare tecnologie multimediali ad effetti sonori/visivi che catalizzino l’attenzione dei visitatori”.

Grazie a questo maquillage, il Museo ora è composto da tre sezioni: l’edificio originario del 1905; l’ara sacrario/ossario e il giardino antistante il Casale Cicconetti (oggi Casale Paribeni) teatro della battaglia del 1867 dove ancora oggi sono visibili i fori dei pallettoni sparati contro i Garibaldini rifugiatisi nel casale durante la ritirata, infine giust’appunto, la sala multimediale. “Dal 2018 – continua il Direttore Manuel Balducci – il nostro sito è assurto al rango di Museo Nazionale, in seguito dal 2021 anche il Giardino rientra nel novero dei giardini storici di interesse Nazionale”.

Tuttora in corso, altresì, è la fase di restauro delle Camicie Rosse Garibaldine, traslate dall’edificio storico all’esposizione più consona e a forte impatto emotivo della sala multimediale”. Grazie a una tecnica di pulizia a vapore effettuata da un pool di esperti restauratori della Sovrintendenza, le camicie in panno e i chepì (tipico berretto garibaldino) sono stati ripuliti, stirati e salvati da un sicuro sgretolamento nel tempo a causa dell’azione lenta ma letale delle tarme. Tra le circa 40 divise, riposte sia in bella vista che in asettiche cassettiere, ne spiccano due conservate perfettamente: la prima, unico esemplare esistente in Italia, quella dei Zuavi (perlopiù volontari Franco-Belgi che avevano come unica missione di vita, il salvataggio del Trono di Pietro erede di Cristo in terra); la seconda, appartenuta al Sottotenente Lorenzo Achille Scotto che da bambino aveva assistito al trionfale passaggio da eroe di Garibaldi a Roma, tanto da seguirlo nell’epica impresa del Mille con lo sbarco a Calatafimi, dove fu pronunciata la fatidica frase “Qui si fa l’Italia o si muore!”.

Ultima nota per i visitatori, il Museo rimane aperto nei seguenti giorni e orari: sabato e domenica 09.00 – 13:00 / 15:00 – 19:00, in Via della Rocca, 2 a Mentana.

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