Una leggenda della Marca Trevigiana è quella del “Fontanazzo dea Coa Lunga” sulle sorgenti del Sile, che narra di una nobildonna vissuta nella seconda metà del 1600.
La nobildonna, appartenente alla famiglia Cornaro, era una donna maligna, avara e cattiva, ma ricchissima.
Una sera, durante la cena, nella sua villa nei pressi delle sorgenti del Sile, bussò alla porta un mendicante chiedendo ospitalità per la notte e un po’ di cibo.
La nobildonna lo cacciò via, negando le sue richieste. Il mendicante la maledisse, dicendole che avrebbe pagato cara la sua cattiveria.
Il giorno seguente la nobildonna, mentre passava con la sua carrozza nei pressi di un fontanazzo del Sile, incontrò un sacerdote con i chierichetti che si stavano recando ad assistere un moribondo e che stavano rallentando il transito della carrozza.
La nobildonna adirata e superba urtò malamente il sacerdote e l’ostia benedetta cadde nel fango. A questo punto si aprì nel terreno una voragine che inghiottì la carrozza.
Dal fango del terreno emerse il cocchiere, salvo, ed una cagna spelacchiata con una collana di perle al collo. Dalla collana, il cocchiere riconobbe nella cagna la sua padrona.
Da allora l’animale detto la “Cornara” continua a vagare nei secoli vicino al fontanazzo chiamato “Fontanazzo della Coa Lunga”. Chi, ancora oggi, si trovasse a passare nei pressi di questo fontanazzo sentirà latrare la cagna.
Fonte: Veneto World
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