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La gloria vana

Chi soffre di depressione vive male e muore peggio. È una verità cruda, difficile da pronunciare ma impossibile da negare

ITALIA – Ci consola pensare che la morte possa sorprenderci in un momento di serenità, come un sonno dolce che giunge senza preavviso. Ma questa idea — “si è spento serenamente” — serve più a chi resta che a chi parte. È una formula di conforto sociale, non una realtà interiore.

Chi conosce davvero la depressione, chi ha guardato negli occhi chi ne è prigioniero, sa che essa non conosce pace. La serenità è un miraggio che non appartiene né alla vita né alla morte del depresso. Sereno è un cielo limpido, quando il sole non acceca e l’aria è lieve; ma il malato di depressione guarda sempre in basso. Non vede il cielo. Ama la penombra più della luce, il silenzio più del rumore, la solitudine più della compagnia — soprattutto se allegra.

Ciò che alimenta la depressione, pur non essendone la causa, è la ricerca del successo.
Il successo diventa un ideale assoluto, un idolo inaccessibile. Ogni traguardo raggiunto ne genera un altro, sempre più lontano. Non c’è mai riposo in questa corsa insaziabile.
Il fallimento, allora, non è un episodio: è un destino. Chi soffre di depressione non è mai contento, mai appagato, mai riconciliato con se stesso. Il senso di colpa lo perseguita, spingendolo a cercare nella fatica e nel sacrificio una forma di espiazione. È un sollievo momentaneo, una tregua che dura poco.

Come scrive Sant’Agostino: “Valgo dove non voglio e voglio dove non valgo.”
È l’immagine perfetta di un’anima in pena, condannata a non trovar mai riposo.

Per chi vive questa condizione, la gloria tanto cercata, idealizzata come valore assoluto e mai raggiungibile, finisce per perdere significato. La gloria diventa vana.
E allora, quale medicina può lenire questa inquietudine profonda, che molti chiamano malinconia?
Forse una sola: rinunciare al successo.
Accettare la vita senza misurarla in trionfi o sconfitte.
E soprattutto non vivere i fallimenti come punizioni, ma come parte inevitabile e umana del nostro esistere.

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