Un film che emoziona
In questo periodo estivo, la soluzione di andare due ore al fresco al cinema, con il prezzo ridotto a 3,50 euro per i film italiani ed europei, non è proprio una brutta idea.
Anzi. Si possono recuperare film che si sono persi durante la stagione cinematografica invernale e magari vedere qualche anteprima.
E così spesso trascorro i miei pomeriggi al cinema, cercando di vedere non solo film impegnati (oggi ve ne sono in programma moltissimi sulla questione palestinese e sui diritti delle donne nei vari paesi del medio oriente) ma anche qualcosa di leggero, che possa rialzare un po’ l’umore.
Un film si sceglie perché se n’è sentito parlare; perché ha una locandina ammiccante o per il titolo.
La scelta del film in questione “La Gazza Ladra” per me è avvenuta proprio per quest’ultimo motivo. Sono una appassionata di musica e speravo di trovare qualcosa nel film di musicale.
Infatti il film inizia con un furto in un negozio musicali, che si chiama per l’appunto “La Pie voleuse”, ossia la gazza ladra, terminato con un allagamento per il piede appoggiato su una tubatura da un ladro maldestro.
Il film francese del 2024, è girato a Marsiglia ed in particolare nel quartiere di L’Estaque (XVI arrondissement). Ci racconta la vita di Maria, che si dedica ad aiutare e ad accudire le persone anziane. Un tempo affascinata dall’agiatezza borghese, ma ora in condizioni economiche precarie, Maria è convinta che la vita vada vissuta nel presente, seguendo i propri desideri e le proprie passioni, come quella per la musica.
Per restare fedele a questo ideale, come la gazza ladra di Rossini, compie una serie di piccoli furti ai danni dei suoi anziani clienti, convinta di non fare nulla di male, per togliersi qualche sfizio che altrimenti le sarebbe precluso (come una cena a base di ostriche vista mare), ma soprattutto per riuscire a pagare le lezioni di piano al promettente nipotino. I furti però vengono a galla e innescano una serie di inevitabili conseguenze che metteranno a dura prova gli equilibri della sua famiglia e di coloro ai quali ha dedicato la vita.
Questa storia, piuttosto originale, innesca però nello spettatore una serie di emozioni a catena, perché innanzi tutto nella cultura francese e per chi lo ha letto ci ricorda Balzac ed i suoi drammi, ma soprattutto perché gli attori fanno parte di una grande compagnia stabile di Guediguian e nel loro interpretare i personaggi si nota quella immedesimazione che gli attori teatrali imparano con il metodo Stanislavskij, che rende le emozioni che li coinvolgono centellinate e distillate in tutte le loro sfaccettature.
E’ una ronde non necessariamente amorosa, che ingloba una gamma universale di sentimenti e coazioni a ripetere: i rapporti conflittuali tra padre e figlio, i silenzi di una coppia dii lunga data, l’amore senile alterato dalla degenerazione, la routine di più giovani coppie.
Anche il ritmo del film risente del ritmo rossiniano, perché con un andamento lento prima ed un crescendo poi, il regista smussa i contrasti , appiana i conflitti, soprattutto garantisce alle sue creature un pizzico di felicità.
Da evidenziare la presenza di due personaggi maschili aperti e sensibili: il genero di Maria, pronto ad accettare le scelte della moglie e il datore di lavoro di Maria, che in nome della propria serenità e dell’affetto per la donna tutto perdona e tutto comprende.
Il film quindi rivela una grazia e una costruzione che non lasciano indifferenti gli spettatori.
Ed è per questo che va assolutamente visto. Prima o poi.
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