La fraternità non è solo un valore morale, ma un elemento essenziale nella cura della mente e nella relazione terapeutica
MESTRE (VE). Si è svolto a Mestre l’incontro “Fraternità ferita, fraternità ritrovata” per iniziativa del Gruppo di Venezia della FCAPP, coordinato dalla referente Paola Zuliani.
Tra gli importanti relatori, il dottor Franco Garonna, psichiatra e psicoterapeuta con oltre trent’anni di esperienza nei servizi pubblici e attuale direttore di una casa di cura privata, riflette sull’importanza della fraternità nell’ambito psichiatrico e sulle sfide della salute mentale nel 2025.
«Quando si parla di psichiatria, non si tratta solo di curare il corpo, ma di entrare nella vita delle persone», spiega Garonna. «Il sentimento di ascolto, partecipazione e affetto è parte integrante della relazione terapeutica. Dove c’è questo, la cura funziona; dove manca, la cura langue».
Il concetto chiave del suo intervento, definito dallo stesso Garonna “la fraternità che cura”, evidenzia come la presenza di una relazione empatica e umana con il paziente possa favorire risultati sorprendenti, anche in situazioni che a prima vista sembrano senza speranza. «Spesso le malattie mentali vengono considerate incurabili, ma se si costruisce un rapporto di fiducia e fraternità, anche percorsi complessi possono portare a guarigione», sottolinea il medico.
Garonna sottolinea l’importanza dell’ottimismo nella pratica psichiatrica: «La previsione positiva rispetto alla cura è spesso disattesa. È meglio partire dal presupposto che andrà bene; se dovessero sorgere difficoltà, saranno incidenti di percorso».
Un confronto con il passato mostra progressi significativi: «Cinquant’anni fa, nei manicomi, la specializzazione non era richiesta e spesso i medici erano di secondo livello o impegnati in altre attività. Oggi la formazione è lunga e complessa, dieci-dodici anni per diventare psicoterapeuta, con addestramento costante e supervisioni continue. Ma con esperienza e tempo, i risultati arrivano. Noi siamo un po’ come il vino: migliori con l’età».
Nonostante i progressi, il dottor Garonna segnala un aumento della sofferenza mentale. «Parlo non solo di malattie, ma di disordini mentali e dolore psicologico crescente, che spesso si esprime in comportamenti complessi. Il vero problema oggi è il controllo delle emozioni e dei comportamenti, la cosiddetta multimorbilità: pazienti con più disturbi simultanei che richiedono interventi altamente personalizzati».
Secondo Garonna, la sfida della psichiatria moderna è proprio la personalizzazione del trattamento, che deve tener conto dell’unicità di ogni individuo. «Questa è anche la parte bella del nostro lavoro: ci permette di conoscere a fondo l’umanità, con tutte le sue sorprese. È per questo che molti di noi ritengono la nostra professione la più bella del mondo».
L’intervista di Garonna conferma e amplia il messaggio emerso durante l’incontro di Zelarino: la fraternità, l’empatia e l’attenzione all’altro non sono solo valori morali, ma strumenti fondamentali nella cura della mente e nella costruzione di relazioni autentiche, capaci di restituire speranza e dignità anche nelle situazioni più complesse.
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