La parola diagnosi letteralmente significa identificazione di una malattia attraverso segni e sintomi (dia-gnosis = conoscere mediante).
La diagnosi delle malattie mentali segue tre storie parallele, che spesso si incrociano, a volte si confondono, ma che è sempre utile tenere separate. La prima è quella relativa alla storia della psichiatria, sin dalle lontane origini, quella della medicina antica fino ai nostri giorni, la seconda appartiene alla formulazione di malattie classificate e descritte secondo una codificazione internazionale, la terza, quella più importante ai fini della comprensione e della cura dei singoli malati, è quella clinica.
Quest’ultima è quella che ordinariamente viene applicata, descritta e spiegata quando un paziente si presenta alla visita psichiatrica.
Nei testi del mondo “antico” sono descritti stati e condizioni emotive e comportamentali solo marginalmente riconosciuti come malattie. Rituali magico-religiosi, invasamenti, possessioni demoniache, reazioni post traumatiche, tratti personologici sono narrati nella mitologia e nella letteratura. Ma questa non è ancora diagnosi.
Quando parliamo di diagnosi parliamo del riconoscimento di uno stato patologico, attribuito a cause organiche, cioè note e identificabili, che richiedono un trattamento medico. Per rifarci a questa definizione, dobbiamo risalire ad epoca greca e romana.
Il Corpus Hippocraticum, antichità greca (V-IV sec. A.C.), nel quale si parla di melanconia, mania ed epilessia, la Medicina di Celso e di Galeno, antichità latina (I-II sec. D.C.), nelle quali si parla di mania, malinconia, delirio, ansia, fobie e paranoia.
Il primo trattato sistematico delle malattie mentali è del V sec. D.C.. Lo si deve alla traduzione dal greco in latino e alla personale rielaborazione di Caio Aureliano delle Opere di Medicina di Sorano di Efeso (I-II sec. D.C).
Nel Medioevo si riprende la teoria ippocratica degli umori o fluidi vitali, che rendono possibile l’equilibrio della salute e lo squilibrio della malattia. Mente e corpo sono tutt’uno e come le quattro stagioni dell’anno, le quattro stagioni della vita dell’Uomo, così i fluidi, sangue-acqua-bile-gialla-bile nera, spiegano i temperamenti degli esseri umani e le loro deviazioni patologiche.*
*Il primo trattato medico di psichiatria esce nel 1800 scritto dal medico francese Philippe Pinel (Traitè medico-philosophique sur l’aliènation mentale ou la manie).
L’unica diagnosi è dunque alienazione o mania, cioè pazzia. E’ nella seconda metà dell’800 che compare la diagnosi di psicosi.
Freud introduce la distinzione tra psicosi e nevrosi, e, contemporaneamente tra fine ‘800 e novecento, si inizia a parlare di psicosi maniaco-depressiva (Kraepelin) e schizofrenia (Bleuler). Successivamente si aggiungono le personalità patologiche (Schneider).
Gli psichiatri non si chiamano più alienisti, e si fa sempre più netta la distinzione tra neurologia e psichiatria. Ma siamo già nel secondo dopoguerra.
E in questo periodo l’Organizzazione Mondiale della Sanità codifica le diagnosi di malattie mentali all’interno della Classificazione Internazionale delle Malattie. Le diagnosi si moltiplicano, con il crescere delle conoscenze. Dalla diagnosi unica di follia o psicosi, si arriva a decine di diagnosi diversificate.
Si è giunti a 11 edizioni della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD). Nel 1952 veniva pubblicato a uso degli Stati Uniti la prima edizione del Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali (DSM). Venivano descritte 106 categorie diagnostiche.
La più recente edizione del DSM è del 2022 (DSM 5 TR) che comprende 297 categorie diagnostiche dei disturbi mentali.
Da una visione moralistica e filosofica della diagnosi psichiatrica, si è passati, con l’avvento e lo sviluppo della psicofarmacologia, a una prospettiva sempre più agganciata a un modello biologico, distinto da quello psicologico e sociale. La diagnosi cioè deve essere suffragata da una base anatomica e funzionale della mente, intesa come organo del corpo.
Nella pratica clinica, la diagnosi viene espressa secondo due approcci, quello psicologico e quello psichiatrico. La diagnosi psicologica riguarda alcune caratteristiche del soggetto, del suo contesto e delle situazioni che sta vivendo o che ha vissuto.
La diagnosi psichiatrica è più finalizzata alla scelta farmacologica. E’ sulla base della scelta terapeutica che si esprime la diagnosi.
Diagnosi diverse hanno terapie identiche o simili, in quanto la cura farmacologica tende essenzialmente ai sintomi che il/la paziente riferisce o si intuisce che egli/ella abbia.
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