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La de-escalation

Una soluzione diplomatica è l’obiettivo prioritario, parola d’ordine de-escalation

Dopo gli ultimi cruenti avvenimenti sui fronti bellici vedi Israele e Iran, torna sempre più d’attualità questo termine, che altro non significa che ridurre la tensione in un momento difficile, per arrivare ad una soluzione pacifica che soddisfi le parti.

Ovvero cercare di stabilire un canale di comunicazione con le fazioni in conflitto, coinvolgendo ove fosse possibile terze parti neutre e organizzazioni internazionali per facilitare il dialogo e la negoziazione.

L’obiettivo? Raggiungere una tregua o un accordo onde facilitare le negoziazioni per il cessate il fuoco e creare un ambiente propedeutico alle distensioni. Che potranno arrivare da più parti, anche fornendo una completa assistenza umanitaria, al fine di alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite dai conflitti.

Esempi di de-escalation negli ultimi anni sono gli accordi di Oslo del 1993 o l’accordo di pace in Irlanda del Nord del 1993, ma ovviamente la storia non basta.

La situazione è quantomeno esplosiva in Medio Oriente e sulle violazioni da parte di Teheran degli obblighi di non proliferazioni nucleari.

La soluzione diplomatica sembra essere l’obiettivo prioritario, con il governo italiano che lavora in questo senso. Anche sul versante della sicurezza dei cittadini e militari italiani. Se ne contano circa 450 residenti in Iran.

Scongiurare e attivarsi, a favore del fronte diplomatico per azzerare allargamenti di un conflitto che questa volta, forse proprio come non mai, sventola l’arma nucleare.

Zero Biscuit di Mauro Lama

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