É ciò che si aspetta il malato quando chiede aiuto ad un professionista della salute. Terapia, trattamento, intervento sono i termini che servono a indicare la cura
C’è una parola che include tutte le altre: attenzione. Attenzione vuol dire attendere, stare accanto, ascoltare e anche agire se c’è n’è l’urgenza.
Cos’è che si cura in medicina? C’è differenza di significato tra la cura che il medico propone e quella che il malato chiede? Il progresso della medicina, arte antica e sempre presente da quando siamo umani, ha avuto degli sviluppi straordinari e rapidi da due secoli appena. Intendo ovviamente la medicina moderna occidentale: quella che si basa sul metodo osservazionale e su quello statistico.
Da una medicina preventiva, basata sui vaccini, sui contesti ambientali, sulle situazioni e le relazioni, si è passati ad una medicina riparativa. Questa nasce con i primi trapianti, e si focalizza sugli organi malati. La ricerca clinica è focalizzata sulla causa prima della malattia e sugli organi in cui questa si radica e si sviluppa.
La medicina restitutiva
Compito della terapia è individuare più selettivamente possibile l’origine della malattia, e intervenire su essa e sugli organi che aggredisce. Oggi si fa strada una medicina che io chiamo restitutiva, che ha come obiettivo il benessere della persona. Non è più l’organo e le sue funzioni ad essere oggetto ma il sistema persona-ambiente, con tutte le sue varianti e complessità.
Ciò vale innanzitutto per il corpo e le sue funzioni, che sono tra loro integrate. Non si può concentrarci su un punto, ma bisogna guardare all’insieme. Infatti, è sempre più evidente come alla malattia siano subentrate le co-morbilità, la presenza contemporanea di più organi che si ammalano.
Ne è prova la prescrizione e assunzione di più farmaci – polipharmacy – usati per curare un’unica malattia. Più malattie co-occorrenti richiedono più farmaci. Si arriva così in alcuni individui, e ne sono esempio evidente i soggetti anziani, ad osservare l’uso quotidiano anche fino a venti medicine.
Alcuni sostengono, e hanno anche ragione, che questo è uno dei motivi del prolungamento del tempo di vita, che oggi supera i 75 anni! Una signora mi chiese se c’era una medicina che poteva far eliminare tutte le medicine! In poche parole, una cura senza cura! E’ questo il paradosso. La domanda che cosa vogliamo curare, dobbiamo innanzitutto rivolgerla al malato.
E avviare così una “trattativa”, tra ciò che intendiamo noi curanti e ciò che essi vogliono. La gerarchia delle priorità cambia facilmente in chi sta male. Orientare, dirigere, contenere nel senso di comprendere queste aspettative di benessere è il compito arduo ma necessario di chi cura. Richiamare l’attenzione del curante su questo compito sta al malato.
Dovere e compassione sono gli aspetti motivanti l’esercizio della cura. Rispetto e gratitudine sono la base comune su cui fondare una efficace relazione terapeutica.
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