L’educazione sessuale deve formare alla dignità, al rispetto e alla responsabilità, non ridursi a mera tecnica
ITALIA – Condivido pienamente l’idea che l’educazione sessuale non sia un passo indietro, ma un percorso che la scuola già affronta in modo ampio e articolato. Chi vive quotidianamente l’esperienza educativa sa bene che questo insegnamento si muove su due direttrici fondamentali: da un lato l’educazione alle relazioni, dall’altro la conoscenza del corpo umano e del concepimento di una nuova vita.
Le discipline scientifiche già prevedono lo studio del corpo e delle malattie sessualmente trasmissibili. L’educazione sessuale completa questo quadro con un approfondimento psicologico e con la componente imprescindibile del rispetto verso se stessi e verso gli altri.
La cultura delle relazioni sane è la base di tutto. Se l’educazione sessuale si riduce a una semplice esposizione sull’uso dei contraccettivi, si svilisce la sua portata umana e formativa. È invece necessario che i genitori, primi responsabili dell’educazione dei figli, siano coinvolti e informati sui contenuti proposti a scuola. Non c’è nulla di strano nel richiedere il loro consenso: è lo stesso principio che regola la condivisione del Piano triennale dell’offerta formativa.
Va da sé che, se a questo insegnamento vengono erroneamente associate teorie che nulla hanno a che vedere con l’educazione sessuale, i genitori hanno il diritto di intervenire. La lotta all’omofobia e la cultura del rispetto non devono diventare pretesto per introdurre contenuti che sovvertono la dignità dell’uomo e della donna.
Apriamo invece le porte a una vera educazione sessuale: quella che forma alla responsabilità, alla consapevolezza, alla dignità reciproca. Tutto il resto rischia di deresponsabilizzare, riducendo la persona a un semplice prodotto del caso. Non è così che devono essere educati i nostri giovani.
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