Succede che a Lucerna in Svizzera la confessione diventa animata dall’intelligenza artificiale e la provocazione fa discutere
La Cappella di S. Pietro a Lucerna in Svizzera diventa il palcoscenico perfetto per esaltare il dibattito tra la religione e quella tecnologia sempre più imperante e contemporanea nella nostra società attuale.
“Deus in machina“ è il nome dell’installazione dove un Gesù virtuale creato con l’IA, confessando i fedeli si rivolge provocatoriamente non solo ad un presente a suo modo discutibile, ma pone le basi per aprire uno scenario ora altamente ipotetico ma quantomeno molto irrequieto.
Se si è arrivati alla confessione in forma di ologramma nulla vieterebbe in futuro di avere preti virtuali e messe altrettanto “poco ortodosse“, per arrivare ai funerali anche se la regola d’oro è mai scombussolarsi tra il sacro e il profano, catechismo incluso.
Ma tornando al confessionale, la premura di una irrisolta domanda avanza, richiamandoci al segreto della confessione che conti alla mano, sembra entrare in perfetta rotta di collisione con l’installazione di Lucerna. E l’algida, nonché programmata macchina che ha studiato da par suo sui testi sacri potrà mai competere con chi da sempre vive e cura sul campo l’anima e il mistero dell’uomo in tutte le sue infinite sfaccettature?
Tutto alla fine sembra doversi indirizzare verso l’area tradizionale ma volgendo l’attenzione a tutto quello che si inerpica anche altrove, figlio di installazioni che potrebbero prendere pieghe diverse frutto di un epoca che, rivolgendosi sempre più ad un futuro esplorativo, rischia di smarrire la bussola della tradizione millenaria e del presente.
Photo credit by Reddit
Instacult di Mauro Lama
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