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La casa di Luigi Pirandello a Roma

3 minuti di lettura

L’Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani a Roma e l’Associazione Antonello da Messina hanno organizzato, per un gruppo di appassionati di letteratura italiana, la visita della casa di Luigi Pirandello, che si trova a Roma nei pressi di Villa Torlonia.

Il Primicerio della chiesa di Santa Maria Odigitria, monsignor Renzo Giuliano, ha introdotto l’incontro presentando la prof.ssa Annamaria Andreoli, presidente dell’Istituto studi pirandelliani e massima esperta di Pirandello, la quale ha ricevuto gli intervenuti in quello che fu lo studio di Pirandello.

Annamaria Andreoli ha insegnato Letteratura Italiana nelle Università di Bologna e della Basilicata, nota per le numerose pubblicazioni, in particolare su D’Annunzio, ha ricoperto la carica di presidente della Fondazione del Vittoriale degli Italiani, attualmente oltre ad esser presidente dell’Istituto studi pirandelliani di Roma, fa parte della Commissione Ministeriale preposta all’Edizione Nazionale dell’Opera Omnia di Luigi Pirandello.

Per la Mondadori ha curato l’edizione di alcune opere di Pirandello tra cui “Taccuino segreto”, “Maschere nude”, “Diana e la Tuda”, “Enrico IV”, “Sei personaggi in cerca d’autore”.
La prof. Andreoli ha affascinato il pubblico con la descrizione di un affresco quanto mai colorito del contesto romano in cui visse Pirandello, che a vent’anni nel 1887 si trasferì a Roma per studiare all’Università, per poi rimanervi definitivamente, una volta vinto il concorso a cattedra al Magistero.

La Roma di quegli anni era tutto un cantiere, bisognava renderla una moderna capitale, dotarla di ministeri, abitazioni per gli impiegati, teatri, alberghi, infrastrutture tra cui i famosi muraglioni lungo il Tevere, che la mettessero al riparo dalle frequenti inondazioni. Quando nel 1870 i Piemontesi entrarono a Roma, la città dei Papi era piccola, raccolta entro le mura, popolata da soli trecento mila abitanti.

Pirandello scelse questa casa decorosa, rallegrata da un giardino adatto per i suoi tre figli, situata appena fuori delle mura della città, in una zona ancora verde, dove venivano a pascolare le pecore, ma ben collegata con il centro della città.
Nel vasto studio, illuminato da tre grandi finestre affacciate sul giardino, Pirandello soleva trascorrere lunghe ore di studio, correggendo i compiti dei suoi studenti, componendo le opere che lo resero famoso e gli valsero il Premio Nobel nel 1934 e la nomina ad Accademico d’Italia.

La sua vita familiare però fu funestata dalla crescente follia della moglie, Antonietta Portulano, che nel 1919 fu necessaria internare in una clinica per malattie mentali.
Il rapporto dello scrittore con i suoi figli non fu facile, come pure il suo legame artistico ed affettivo con la giovane e bella attrice Marta Abba, che gli ispirò dei personaggi femminili immortalati in alcune sue opere.
Difficile fu anche il suo rapporto con il pubblico, le sue opere infatti erano troppo “avanti” per l’epoca, basti pensare al sonoro fiasco, a suon di fischi e invettive, del dramma: “Sei personaggi in cerca d’autore”
rappresentato al Teatro Valle il 9 maggio 1921.

La sua casa romana rispecchia la sua personalità davvero particolare, in casa manca infatti la cucina, perché i pasti glieli cucinava la famiglia del figlio, che abitava al piano inferiore della villetta.
La sua piccola stanza da letto, in cui mori di polmonite nel 1936 sembra quella di un albergo, essenziale e austera. Egli si sentiva sempre di passaggio, come l’avventore di un albergo. Nell’armadio ci sono ancora alcuni dei suoi vestitini cappelli e l’abito di gala che indosso quando fu nominato Accademico d’Italia, durante il periodo del Fascismo, con cui ebbe un rapporto controverso, di progressivo distacco e di critica.

Certo, le case sono il riflesso della personalità di chi vi abita, ha osservato la prof.ssa Andreoli, la quale avendo diretto il Vittoriale di D’Annunzio, così pieno di ricercata, decadente eleganza, non ha potuto far a meno di stabilire un confronto con la disadorna abitazione romana di Pirandello.

Eppure è una grande emozione attraversare quelle poche stanze e il piccolo giardino che ospitarono uno dei più grandi drammaturghi italiani del Novecento, che con le sue opere “controcorrente” rivoluzionò il teatro, basti pensare all’esperimento del “teatro nel teatro” dei “Sei Personaggi in cerca d’autore”, e cambiò il romanzo con gli esperimenti psicologici di “Uno, nessuno e centomila” e “Il fu Mattia Pascal”.

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