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La caduta degli Dei

3 minuti di lettura

In ogni edizione dei campionati mondiali di calcio ci sono delle squadre che partono da favorite, altre che vengono già viste come vittime sacrificali e quelle che non sai mai se passeranno il turno o meno. Una cosa è certa, soprattutto all’esordio: almeno una delle favorite alla vittoria finale cadrà contro una squadra ritenuta più debole, trasformandola poi nella squadra rivelazione del torneo.

Successe nel 1982 al Camerun di Roger Milla e Thomas N’kono che fermò l’Italia futura campione sull’1 a 1 e che replicò, incredibilmente, nel ’90 battendo nel Match d’apertura l’Argentina, campione uscente, di Maradona. Al Marocco nell’86, all’incredibile Irlanda del ’90 che riuscì a pareggiare contro i ben più famosi e pagati vicini dell’Inghilterra e poi con la fortissima Olanda. La Nigeria nel ’94, la Norvegia nel ’98 che batté il Brasile di Ronaldo. Un’altra famosissima pesante sconfitta la ritroviamo nella gara d’apertura del 2002, il Senegal sconfigge i campioni uscenti della Francia con il gol del compianto Papa Bouba Diop. E così via, fino ai giorni nostri.

Da lì l’incubo per tutte le nazionali cosiddette favorite. Una delle grandi cade sempre contro una piccola nella prima giornata, portando un po’ i giocatori a “gufarsi a vicenda” come hanno commentato in un documentario Sky i nostri campioni del 2006.

Fino a questa edizione, dove le cadute eccellenti iniziano a essere quasi all’ordine del giorno.

Girone C. L’Argentina, guidata da un agguerritissimo e di nuovo in forma Leo Messi all’ultimo mondiale, è tra le tre favoritissime alla vittoria finale. Esordio morbido contro l’Arabia Saudita. Tutto semplice, rigore segnato da Messi al 10° e poi un secondo tempo che si trasforma in un incubo. Tre (3) gol annullati agli argentini per fuorigioco e i gol di Al Sheyri e Al Dawsari ribaltano il risultato. In Arabia viene proclamata festa nazionale e chiusura delle scuole e delle attività commerciali per il giorno seguente. È una giornata storica.

Le altre Big tirano un sospiro di sollievo. Dopo una caduta così grande non dovrebbero essercene altre. Si rimane un po’ così guardando il pareggio della Croazia vicecampione del mondo contro il Marocco, ma è solo l’antipasto della giornata.

Gruppo E: Il girone di ferro. Germania, Spagna, Giappone e quel Costarica che ci ha eliminati al primo turno nel 2014, ultimo nostro Mondiale. È di sicuro il girone più incerto e interessante dell’intero tabellone, ma le compagini europee non dovrebbero aver troppi problemi a passare il turno. Inizia Germania – Giappone: l’attenzione è tutta verso il capitano e portiere Manuel Neuer, che fino all’ultimo ha dichiarato che avrebbe indossato la fascia “One Love” per i diritti della comunità LGBTQ+. Il gesto è invece ancora più clamoroso e censurato dalla regia internazionale: i giocatori tedeschi alla foto di rito si tappano la bocca con la mano in segno di protesta verso la censura ricevuta. La partita inizia ed è un monologo tedesco, tolto il gol annullato per fuorigioco al Giappone, c’è solo una squadra in campo, per quanto la mancanza di un attaccante di peso si veda. In vantaggio su calcio di rigore con Gundogan, gli europei nel secondo tempo si siedono dopo aver preso un palo e una traversa. Nel secondo tempo il portiere nipponico salva il risultato in più e più occasioni e il passaggio alla difesa a 3 e i cambi del Ct Moriyasu fanno la differenza. Prima Doan segna sulla ribattuta della parata di Neuer su Minamino, e subito dopo Asano si inventa uno stop da vero fuoriclasse e batte con un tiro fortissimo sul primo palo il portiere tedesco. È tripudio sugli spalti, a Tokyo, in tutto il mondo incredulo che ricorda il Giappone come potenza calcistica solo nei Manga e negli Anime di “Captain Tsubasa” (Holly & Benji in Italia). La corazzata tedesca ne esce clamorosamente sconfitta.

Siamo agli ultimi due gironi. L’Uruguay pieno zeppo di vecchi campioni pareggia con la Corea. Portogallo e Brasile ringraziano per il pericolo scampato e, anche se a fatica, vincono i loro rispettivi incontri.

Questa prima giornata ha già del clamoroso. Ma in fondo la bellezza di un Mondiale sta anche in questo.

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