Ma quale direzione dare all’esistenza? È una domanda fondamentale che poniamo a noi stessi, ma che inevitabilmente estendiamo agli altri. Spesso dispensiamo consigli sul percorso da seguire e, quando si tratta delle persone che amiamo come i figli o gli amici, pretendiamo che quei consigli diventino direttive. Se non vengono osservati, la delusione è grande. Ci giustifichiamo dicendo che lo facciamo “per il loro bene”, proprio perché l’affetto ci spinge a desiderare il meglio per loro.
Ricordo una cena di qualche tempo fa con alcuni colleghi. Il discorso cadde, inevitabilmente, sui figli. Fu una carrellata di successi: chi si era laureato a pieni voti, chi già svolgeva professioni importanti o occupava posizioni di prestigio. Uno dei commensali, rimasto in silenzio ad ascoltare a testa bassa, prese la parola per ultimo. Raccontò che suo figlio non aveva voluto continuare gli studi dopo le medie; aveva attraversato un periodo buio, affrontando anni di cure. Poi, ormai adulto, aveva frequentato un corso professionale serale ed era entrato come apprendista in un’officina. Oggi fa l’idraulico, si è messo in proprio e, pur con qualche difficoltà, lavora e si guadagna da vivere.
Confesso che quella sera provai una punta di pena per quel collega, perché ne comprendevo la delusione. Ma oggi, a distanza di tempo, guardo a quella storia con occhi diversi. Mi sento di dire che nella vita nessuna strada è predeterminata. Tutti i percorsi sono validi, anche e soprattutto quando deviano dalle direzioni che avremmo voluto tracciare noi.
Dopotutto, ce lo insegna la natura stessa. In fisica, per quanto si cerchi di condizionare la traiettoria delle particelle elementari, queste seguono la direzione prevista solo in minima parte. La maggioranza devia, scarta, va dove vuole, a dispetto di ogni forzatura. È un fenomeno che tuttora interroga gli scienziati, una spinta intrinseca al disordine e alla libertà che sfugge alle regole rigide del determinismo.
Se ci pensiamo bene, il fatto che le direzioni della nostra vita e di quella altrui siano mutevoli non è una condanna, ma una fonte di speranza. È la variabilità che presiede alla vita, ed è la sua stessa imprevedibilità a renderla possibile. Ciò che appare logico e lineare per la pura ragione, spesso non lo è nel mondo reale.
Tutti i giorni, alla stessa ora, lungo la strada provinciale vedo un uomo. Con grande tenacia e immane fatica, si muove su una carrozzina modificata a biciclo, spingendosi con la sola forza delle braccia a causa delle gambe paralizzate. La sua bandierina gialla serve a renderlo meglio visibile mentre avanza velocemente su una strada trafficata e pericolosa. I grossi mezzi pesanti lo sfiorano col rischio di non vederlo. Ma lui, al mattino presto e alla stessa ora è lì sul ciglio della strada ad allenarsi.
Ecco il senso profondo della “direzione”. Si può scegliere di procedere lungo i binari di una normalità rassicurante che ti trascina con sé, oppure si può imboccare una strada in direzione ostinata e contraria. Alla fine, ciò che conta davvero non è uniformarsi a un senso unico prestabilito, perché questo è innaturale. Come in natura, anche per gli umani la varietà e imprevedibilità delle direzioni che prende la vita sono l’essenza e il senso della vita stessa. Senza questi attributi la vita non c’è e non ci sarebbe mai stata.
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