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La bellezza condivisa. Intervista al curatore Marco Goldin

Marco Goldin nel 1996 fa nascere Linea d’ombra e le due entità nel tempo si fondono in un unico motore immobile che fa gravitare attorno a se, centro calmo di un turbine di colori, 22 anni di mostre tra Caravaggio, Monet, Renoir, Gauguin e le più recenti, Van Gogh e Rodin.
 
Il Dott. Goldin non ha bisogno di presentazioni, in Veneto ha portato con sagacia l’emozione dell’arte a portata di tutti. E se qualcuno volesse alzare la mano con qualche lamentela, l’indirizzo a cui rivolgerle è: rosiconi@ilnuovoterraglio.it, verranno prontamente riportate al comitato de la chiacchiera maligna di Mogliano Veneto.
 
E’ esattamente così che Marco Goldin vive la sua esperienza con la critica, sa di poter suscitare malelingue dettate da una superficiale invidia e non se ne cura troppo. Questo è quasi del tutto vero: dietro al personaggio si stanzia, un poco più piccolo (ma solo perché il personaggio pubblico è per necessità più grande) un uomo che a ben vedere si è stancato di veder messa in discussione la sua genuina voglia di far conoscere l’arte ed i suoi manifattori. Desiderio che trova risoluzione nei numeri di visitatori da capogiro che accorrono nelle città della provincia veneta per le sue esposizioni.
 
La bellezza va condivisa e su questo il Dott. Goldin ha pontificato.
La presente mostra che ruota attorno al celebre scultore Auguste Rodin (Parigi, 12 novembre 1840 –  Meudon, 17 novembre 1917), raccoglie i sacrifici di portare fuori Parigi le opere con le quali Marco ha la confidenza di un sarto con il suo abito ed il sorriso sardonico di chi può far scivolare la mano sopra le sode chiappe delle statue presenti. Il vietato toccare è solo per i visitatori.
 
Tra tutte, Il Pensatore, è la figura più celebre dell’opera rodiniana, sarà perché il fascino di chi pensa resta immutato anche nella società dell’immediatezza, sarà perché è l’opera preminente del mondo dantesco a cui Rodin si ispira. Questa scultura, spiega Goldin, nasce all’interno della composizione della Porta dell’Inferno, di cui a Treviso al Museo di Santa Caterina vediamo un bozzetto preparatorio. La Porta, che costa a Rodin 30 anni di lavoro, contiene al suo interno oltre che al Pensatore diversi personaggi e scene da cui Rodin, come un demiurgo con la materia universale, periodicamente ha estratto i personaggi che ritroviamo qua e là nella mostra come statue singole.
 
Il curatore Marco Goldin fa vivere le necessità, ogni volta diverse, degli artisti che ospita; con Van Gogh a Vicenza è riuscito a portare i suoi visitatori dentro quella coltre di pioggia dell’anima dolce e tormentata del pittore; con Rodin invece, si può intuire piuttosto facilmente, come la mostra porti lo spettatore a cogliere il volere antinarrativo dello scultore che, fedele alla realtà, decise di abbandonarsi alle forme che non devono per forza raccontare una storia, le forme che per lui dovevano trovare la Verità di ciò che raffiguravano.
 
Il tempo speso per quest’intervista è finito ma non lo è il lavoro del Dott. Goldin. Ricordiamo che da questa sera e solo per tre giorni (9/10/11 aprile) è presente nelle sale cinematografiche italiane un film documentario titolato “Van Gogh, Tra il grano e il cielo”, ispirato alla mostra su Van Gogh tenutasi alla basilica palladiana di Vicenza.
 
Veronica Donazzon

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