Con la collaborazione di Punti di Vista, da sabato 18 maggio a domenica 6 ottobre, il Museo Nazionale Collezione Salce organizza la splendida esposizione Arte del Vedere Manifesti e occhiali dalle Collezioni Salce e Stramare, a cura di Elisabetta Pasqualin e Michele Vello con la preziosa collaborazione di Mariachiara Mazzariol.
Tocca all’ex chiesa di Santa Margherita l’onore di ospitare l’allestimento, come sempre attento e forbito, denso di attenzione agli spazi e all’atmosfera.

La dicotomia dello strumento che diventa arte, ovvero la carta dei manifesti di Salce e gli occhiali di Lucio Stramare che arridono ad un unico “corpus“, intento a dialogare piacevolmente, facendosi osservare in maniera compiaciuta.
L’occhiale dei manifesti che approda alla fine ad oggetto riguardante la pubblicità si pone come elemento di puro ornamento, non solo da indossare ma da “maneggiare“ con stile. Per procurarsi un tono, ed è proprio il vezzo che pone riflessioni accurate, quasi a rimandarci l’estremo desiderio di apparire prima di tutto, al di là della mera protesi, funzionalità fondamentale ma che si defila docilmente, adombrata da narcisismo e voglia di essere “à la page”.
Le firme dei manifesti esposti in mostra appartengono a epoche come l’effervescente e frivola Belle Époque con La Vedova Allegra, di Leopoldo Metlicovitz (1970) o Absinthe Pernot (1900), cartello “avant la lettre“ del più aggiornato Cappiello.

Affascinante nella sua “dinamicità“ è il binomio tra occhiali e velocità, questa volta da protezione, con prove d’autore come lo splendido Dunlop di Marcello Dudovich datato 1908. ma è l’occhiale da sole che appare più il là negli anni al cinema con Grace Kelly, splendida protagonista di Caccia al ladro (1955) a decretare l’abbrivio di un accessorio che diventerà insostituibile, arrivando sulle piste da sci e nelle spiagge più glamour.
Le tre sezioni dell’esposizione rappresentano un vero e proprio itinere cronologico nell’evoluzione delle forme e del vedere, dalle prime rudimentali creazioni passando per le curiosità, come i vezzosi ed elaborati fassamani e i pince-nez di cavouriana memoria, rincorrendo i decenni in un vero carosello di forme e design e una recherche intimista che esplode nelle teche contenenti occhiali di diversissima foggia.

A completare il percorso espositivo c’è il significativo contributo del design dell’occhiale contemporaneo, rappresentato dalla selezione dei migliori project work degli allievi dell’ITS eyewear product manager. Il corso, promosso dalla Fondazione ITS Cosmo di Padova e l’ente Certottica di Longarone, intende formare i progettisti dell’occhiale del domani, in sintonia con lo spirito con cui Nando Salce ha ritenuto di affidare la sua raccolta allo Stato Italiano: “perché serva in scuole e accademie a studio e conoscenza di studenti, praticanti e amatori delle arti grafiche”.
Instacult di Mauro Lama
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