Nelle nostre scuole novecentomila studenti e studentesse con cittadinanza non italiana
La società cambia e si modifica secondo le nuove realtà. La politica ha difficoltà ad interpretarle e a stabilire le norme necessarie. In Italia sono quasi 900mila gli alunni che frequentano le nostre scuole con cittadinanza non italiana. Una situazione che oramai è consolidata da anni; basta osservare il mattino l’arrivo degli alunni davanti ad una scuola per rendersi conto che il mondo dei nostri un cambiamento epocale e, secondo i principi del diritto allo studio e all’uguaglianza, seguono ed interpretano la trasformazione sociale e culturale in atto.
Secondo i dati di SAVE DHE CHILDREN sono quasi 900mila gli studenti e studentesse con cittadinanza non italiana che frequentano le nostre scuole, di cui 7 su 10 nati in Italia. Bambine, bambini e adolescenti “italiani” di fatto ma non di diritto.
Il dibattito sullo Ius soli
Le Olimpiadi di Parigi conclusesi domenica scorsa e le vittorie riportate da tanti atleti italiani, hanno fatto riaprire il dibattito sullo Ius soli che, ciclicamente, si riaccende nel Paese. Ma, fino ad oggi, la mancanza di una linea condivisa tra le forze parlamentari ha reso inattuabile l’iter di approvazione di un testo di legge condiviso.
Ius soli, ius scholae, ius culturae sono tra le diverse proposte di legge presentate negli ultimi anni in Parlamento, senza arrivare mai ad una riforma. In Italia il concetto di cittadinanza è regolato dalla Legge n. 91 del 5 febbraio 1992.
Si è cittadini italiani se si nasce o si è adottati da cittadini italiani, mentre la possibilità di acquisire lo Ius soli riguarda alcune casistiche residuali.
Diversi sono gli Stati dove lo Ius soli è il principale mezzo di acquisto della cittadinanza nazionale: tra questi rientrano quasi tutti i Paesi del continente americano, compresi gli Stati Uniti.
Ius soli condizionato
Col termine Ius soli condizionato si indica un diritto del suolo per il minore in seguito alla regolare residenza di almeno uno dei genitori per un certo periodo di tempo in un dato Paese. Diverse sono le procedure applicate nei vari Paesi europei.
Ius scholae e ius culturae
Lo ius scholae prevede il riconoscimento della cittadinanza italiana per i minorenni stranieri nati in Italia o arrivati prima del compimento dei 12 anni che abbiano risieduto legalmente e senza interruzioni in Italia, e che abbiano frequentato regolarmente almeno 5 anni di studio nel nostro Paese, in uno o più cicli scolastici. Questo testo di riforma della legge sulla cittadinanza si è arenato alla Camera a giugno 2022 in seguito al cambio di Governo.
Lo ius culturae prevede l’ottenimento della cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia, o entrati entro il 12esimo anno di età, che abbiano“frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali”, conclusi con la promozione. Anche questa proposta di cittadinanza si è arenata al Senato nel 2017.
Cosa si chiede oggi
Il dibattito riapertosi in questi giorni e le varie proposte per normare questa delicata realtà presuppongono una riforma della legge sulla cittadinanza che sia al passo con i tempi. L’attenzione è verso uno “ius soli condizionato” dalla residenza legale dei genitori in Italia, come già accade in molti altri Paesi europei.
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