Affluenza ai massimi da oltre vent’anni e crescita dei partiti arabo-israeliani. Il blocco del premier è in vantaggio nello scrutinio, ma resta lontano dalla maggioranza necessaria per governare
TEL AVIV. Le elezioni in Israele si chiudono senza un vincitore certo e aprono una fase di incertezza politica. Con lo scrutinio ancora in corso, i primi risultati parziali indicano un vantaggio per il blocco del premier Benjamin Netanyahu, mentre l’opposizione guidata da Gadi Eisenkot cerca una strada per costruire una maggioranza alla Knesset, il Parlamento israeliano.
Secondo i dati diffusi dai media israeliani nella mattinata, con circa il 65% dei voti scrutinati il blocco di Netanyahu si attestava intorno a 56 seggi, contro i 48 attribuiti al fronte del cambiamento guidato da Eisenkot. I partiti arabo-israeliani risultavano invece accreditati di circa 16 seggi. Le proiezioni restano provvisorie e potrebbero cambiare con l’arrivo dei risultati dalle aree non ancora conteggiate.
Per ottenere la maggioranza parlamentare sono necessari 61 seggi. Nessuno dei due schieramenti principali, sulla base delle cifre disponibili, sembra quindi in grado di governare autonomamente.
Affluenza record e crescita dei partiti arabo-israeliani
Uno degli elementi più significativi del voto è la partecipazione elettorale, che ha superato il 77%, raggiungendo il livello più alto da oltre vent’anni. Secondo la Commissione elettorale centrale israeliana, l’affluenza è cresciuta di circa sette punti percentuali rispetto alle elezioni del 2022.
Le proiezioni degli exit poll, diffusi dalle principali emittenti televisive israeliane alla chiusura delle urne, indicavano inizialmente un sostanziale equilibrio tra il blocco di Netanyahu e quello dell’opposizione, entrambi accreditati di circa 51 seggi. I sondaggi all’uscita dai seggi avevano inoltre previsto una crescita significativa delle formazioni arabo-israeliane, che potrebbero arrivare fino a 18 deputati, rispetto ai 10 delle precedenti elezioni.
La rappresentanza di questi partiti potrebbe rivelarsi decisiva nella formazione del prossimo governo. Se l’opposizione non dovesse raggiungere autonomamente la soglia dei 61 seggi, Eisenkot potrebbe essere costretto ad avviare trattative con le formazioni arabe, tra cui la Lista Comune e Ra’am. Un negoziato che potrebbe richiedere settimane.
Netanyahu rivendica la vittoria, Eisenkot chiede un cambio di leadership
Nel corso della notte, Netanyahu ha parlato ai sostenitori del Likud a Gerusalemme, dichiarando che i risultati ufficiali avrebbero confermato il suo partito come la principale forza politica del Paese.
Il premier ha ribadito la necessità di formare un governo nazionale forte e di destra, escludendo un esecutivo che dipenda dal sostegno dei partiti arabo-israeliani.
Di segno opposto il messaggio di Gadi Eisenkot, che a Tel Aviv ha interpretato il voto come una bocciatura politica del premier. Il leader dell’opposizione ha sostenuto che gli elettori abbiano espresso la propria sfiducia nei confronti di Netanyahu, invitandolo a lasciare la guida del governo e a ritirarsi dalla politica.
Eisenkot ha inoltre messo in guardia dall’utilizzo delle questioni di sicurezza per finalità politiche, in un contesto segnato dalle tensioni regionali e dai timori di una possibile nuova escalation con l’Iran.
Le trattative per il governo si annunciano complesse
La fase successiva sarà determinata dal completamento dello scrutinio e dalla distribuzione definitiva dei seggi. Gli exit poll israeliani possono essere rivisti anche sensibilmente dopo la pubblicazione, mentre i risultati parziali potrebbero modificare gli equilibri tra i blocchi.
La Commissione elettorale centrale aveva inoltre respinto un tentativo di prolungare l’orario di apertura dei seggi oltre la scadenza prevista delle 22. Le accuse di possibili tentativi di sottrarre voti, avanzate da Netanyahu durante la campagna elettorale, non hanno trovato riscontro in prove di manipolazioni sistematiche secondo quanto riferito dalla Commissione.
Il dato politico, al momento, è un Parlamento frammentato, nel quale la crescita dei partiti arabo-israeliani potrebbe incidere direttamente sulla possibilità di formare un esecutivo. Fino alla conclusione dello scrutinio e all’avvio delle consultazioni, resta aperta la questione centrale: se Netanyahu riuscirà a conservare il potere o se l’opposizione troverà i numeri per costruire un governo alternativo.
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