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Isola del Giglio: lo sterminio dei mufloni continua

2 minuti di lettura

Isola del Giglio (GR) – Nonostante le dichiarazioni di poche settimane fa dell’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano che tutti i mufloni fossero stati eradicati, dichiarazioni fatte solo per percepire i fondi dall’Unione europea, nei giorni scorsi sono sbarcati sull’isola molti cacciatori di selezione con i loro cani, autorizzati dalla Regione Toscana, che da ieri all’alba cercano di stanare gli ultimi mufloni sopravvissuti al massacro iniziato lo scorso dicembre e che resistono in quella che è la loro casa. Attivisti e attiviste dei Guardiani dei mufloni, che non hanno mai abbandonato l’isola, stanno resistendo insieme a loro.

Sara d’Angelo, presidente dell’associazione Vitadacani, dichiara: “L’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano mente. Le dichiarazioni di poche settimane fa che fossero stati eradicati tutti fatte solo per percepire i fondi dall’Unione europea. Tutto questo è vergognoso e dobbiamo assolutamente fermarli. Oltre alla resistenza degli attivisti, chiediamo a tutti i cittadini di esprimere il loro sdegno telefonando alla Regione Toscana, all’Ente Parco e al Ministero dell’Ambiente. Invitiamo a seguire le nostre pagine social, dove sono pubblicati i numeri per partecipare alla protesta”. 


Per le associazioni che negli ultimi anni hanno condotto la battaglia contro le uccisioni, “il progetto di eradicazione del muflone del Giglio ha violato le norme nazionali ed europee che prevedono che qualunque eradicazione si basi su dati scientifici, che il Parco stesso ha ammesso di non possedere. In assenza di prove dei danni del muflone sull’ambiente, il Parco ha esagerato i danni all’economia nel progetto presentato all’UE, per il quale ha ottenuto 1 milione e 600mila euro, dichiarando che la sua eradicazione era imperativa per salvare le viticulture dell’isola, nonostante i viticoltori avessero scagionato il muflone da tali accuse già nel 2021 tramite una petizione”.

Attraverso una serie di richieste di accesso agli atti, gli attivisti sarebbero inoltre venuti a conoscenza del fatto che in vent’anni il Parco abbia ricevuto soltanto tre richieste di risarcimento per danni alle viticulture, per un totale di 400 euro imputabili ai mufloni, contro i quasi 400mila euro ottenuti dall’UE per eradicarli.

“In assenza di comprovati danni, dunque l’eradicazione del muflone del Giglio costituisce un reato, dunque questo progetto – proseguono gli attivisti – non aveva dunque alcuna ragione di esistere mancando i presupposti scientifici ed economici per procedere e, al contempo, ha ignorato elementi fondamentali, come l’unicità genetica del muflone presente solo al Giglio. Per queste ragioni abbia già provveduto a denunciare il presidente dell’Ente Parco Giampiero Sammuri per disastro ambientale”.

Foto di Massimo Sanna pubblicata dal sito “Let’s Save Giglio”

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